L’attività fisica come parte della cura anche se introdotta dopo la malattia: questa la conclusione incoraggiante a cui giunge la metanalisi tutta italiana realizzata da ricercatrici dello Ieo di Milano e pubblicata sul Journal of the European Academy of Dermatology & Venereology
16 marzo 2026

Quando si parla di prevenzione e salute, fare attività fisica è quasi sempre tra i primi consigli. Ma può fare la differenza anche dopo una diagnosi di tumore della pelle? Secondo una metanalisi pubblicata come “lettera” sul Journal of the European Academy of Dermatology & Venereology, la risposta sembra essere sì: muoversi regolarmente potrebbe aumentare in modo significativo la sopravvivenza.
Lo studio, realizzato da Alessandra Picelli dell’Università di Firenze e da Aurora Gaeta dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, ha analizzato i dati disponibili negli ultimi anni per capire se e quanto uno stile di vita attivo incida sull’andamento della malattia.
Lo studio
Le autrici dello studio hanno esaminato sette studi pubblicati tra il 2017 e il 2025, condotti in Paesi diversi, come Norvegia, Paesi Bassi, Stati Uniti e Svezia. Le ricerche riguardavano da poche centinaia a oltre 28.000 pazienti con tumori cutanei (melanoma cutaneo e tumori cutanei “non melanoma”, come carcinoma basocellulare e spinocellulare), seguiti per periodi fino a 16 anni.
Il take home message contenuto nel risultato di questa ampia analisi è chiaro: le persone con tumore della pelle che facevano più attività fisica presentavano un aumento di sopravvivenza complessiva (OS) del 31% rispetto a quelle meno attive. Più in particolare, è stata evidenziata una riduzione di mortalità sia per tumore che per altre cause fatto che non sorprende perché l’attività fisica costante apporta benefici anche contro altri problemi di salute che possono accompagnare o far seguito alla malattia.
La tempistica conta
Uno dei risultati più interessanti della metanalisi riguarda la tempistica dell’attività fisica: iniziare dopo la diagnosi di tumore cutaneo sembra avere un effetto ancora maggiore rispetto all’essere stati attivi prima. I pazienti che hanno iniziato o intensificato l’attività fisica dopo aver scoperto la malattia mostravano infatti un miglioramento della sopravvivenza più marcato.
E questo suggerisce un messaggio incoraggiante: anche se non si è mai stati particolarmente sportivi, non è mai troppo tardi per iniziare. Il melanoma è la forma più aggressiva di tumore della pelle, ma anche i tumori ‘non melanoma’, pur essendo spesso meno pericolosi, sono estremamente diffusi.
Le ipotesi in campo
Ma come mai l’attività fisica può apportare benefici anche in questa popolazione di pazienti? Gli studi osservazionali non possono dimostrare con certezza un rapporto di causa-effetto, ma gli scienziati hanno ipotizzato una serie di meccanismi. L’esercizio fisico può migliorare la funzione del sistema immunitario e sinergizzare l’effetto dell’immunoterapia, ridurre l’infiammazione cronica e lo stress metabolico (correlati alla progressione e alla mortalità in diverse tipologie di tumori), aiutare a controllare peso, pressione arteriosa e glicemia e infine, migliorare la tolleranza ai trattamenti oncologici.
Insomma, un fisico più attivo potrebbe essere più resiliente sia contro il tumore, che contro altre malattie.
I limiti della metanalisi
Un lavoro di certo interessante ma con tutti i limiti comportati dalle metanalisi e dagli studi osservazionali. In molti degli studi considerati l’attività fisica era auto-riferita mediante questionari compilati dai pazienti (e non misurata oggettivamente, a esempio con un accelerometro). A oggi inoltre non sono disponibili trial clinici randomizzati sull’argomento, gli unici in grado di dimostrare un rapporto causa-effetto.
Nonostante queste limitazioni tuttavia i risultati di questa metanalisi sono incoraggianti. Le autrici dello studio suggeriscono che l’attività fisica potrebbe essere un intervento semplice, sicuro e low cost da integrare nei programmi di cura e di follow-up dei pazienti che hanno avuto un tumore della pelle.
Potrebbe insomma valere la pena affiancare le terapie oncologiche con uno stile di vita attivo. E non servono neppure sforzi da atleta: camminate regolari, bicicletta, nuoto leggero o ginnastica dolce possono già fare la differenza. Anche dopo un tumore della pelle insomma, il movimento può diventare parte della cura.
Lo studio è stato in parte finanziato dai fondi del 5 per mille del ministero della Salute.





