Dominio, contropiede e profondità: è la nuova era del calcio verticale

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La Champions ci ha dato indicazioni ben precise e ha avuto una potente carica simbolica per datare la nuova era verticale. Da Valverde che ha stracciato i sacri testi del Pep alle figuracce di Kinsky (Tottenham) e Jorgensen (Chelsea) che hanno regalato gol giocando con i piedi 

Luigi Garlando

Giornalista

13 marzo - 07:16 - MILANO

Le epoche storiche non finiscono da un giorno all’altro: oggi Medioevo, domani Rinascimento. I processi di transizione sono sempre lenti e sfumati, ma per datarli gli storici hanno bisogno di eventi simbolici, tipo la scoperta dell’America. Ecco, questo turno di Champions ha avuto una potente carica simbolica per datare la nuova era verticale. Guardiola, patriarca del tiqui-taka, ne ha presi 3 a Madrid, dove il giorno prima il contropiedista Simeone ne aveva fatti 5. Il palleggio sotto ritmo del City sa di vecchio. Il primo gol di Valverde ha stracciato i sacri testi del Pep: lancio lungo di Courtois, gol dell’uruguaiano. Saltato in blocco il centrocampo dove da 20 anni il catalano distilla gioco corto. A Bergamo, Urbig, portiere del Bayern, catapultava palloni lunghi per Olise e Diaz. Sono loro, le punte tecniche e veloci, gli eroi della nuova era. 

FIGURACCE CON I PIEDI

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A Parigi lo sono stati Barcola, Dembélé, Kvara (Psg), Pedro Neto (Chelsea). Lo stesso Barcellona, ex madrasa di palleggiatori, oggi allunga Yamal e Raphinha. Altro evento simbolico: il crollo del portiere-play, dogma della costruzione dal basso. Figuracce di Kinsky (Tottenham) e Jorgensen (Chelsea): gol regalati coi piedi. La storia procede così, per dialettica di opposti: all’Illuminismo della ragione è seguito il Romanticismo del cuore. Il calcio orizzontale ha prodotto, per reazione, quello verticale. Che non vuol dire ritornare a catenaccio e contropiede, ma conciliare dominio e profondità: convergenze parallele. L’Inter orizzontale, senza punte tecniche e veloci, sconfitta da Bodo e Milan verticali, dovrà mettersi al passo coi tempi.

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