Djokovic, il ritiro può attendere: "Sono ancora competitivo contro i giovani, mi diverte e mi motiva"

2 giorni fa 1

In una intervista a Esquire il campione serbo conferma i propositi di continuare la carriera: "Il tennis non è più tutto per me e questo paradossalmente mi dà ancora più forza"  

Martina Sessa

12 aprile - 11:55 - MILANO

Ancora una volta Novak Djokovic ribadisce un concetto chiaro: il ritiro può attendere. A quasi 39 anni e a un solo Slam dal record assoluto, il fuoriclasse serbo ha spiegato in un’intervista a Esquire perché non è ancora arrivato il momento di lasciare il tennis. La spinta principale resta immutata: la passione. “Ciò che mi spinge ad andare avanti è l’amore per questo sport. Continuo a godermi ogni momento che passo in campo”, ha raccontato Djokovic. Un amore che si traduce anche in piacere e divertimento: “Adoro la competizione, la sfida, e mi sento ancora forte, ancora capace di competere con i giocatori più giovani. Questo, per me, è un grande divertimento oltre che una forte motivazione”. 

la motivazione

—  

Ma se il fuoco è lo stesso, è cambiato il modo di viverlo. Oggi Djokovic è un atleta diverso, più consapevole: “Il tennis è ancora importante per me, ma non è più tutto. E questo, paradossalmente, mi dà ancora più forza”. Un approccio che si riflette anche nella preparazione: meno ossessione, più intelligenza. “A questo punto della mia carriera, prepararsi non significa allenarsi più duramente, ma allenarsi meglio: ascoltare il mio corpo, gestire le energie e farmi trovare pronto sia fisicamente che mentalmente”. Una gestione che si riflette anche nella programmazione: in questa stagione Djokovic ha giocato solo due tornei, Australian Open e Indian Wells, e ha scelto di saltare sia Miami sia Montecarlo, rimandando dunque l’inizio della stagione su terra rossa. C’è poi un equilibrio nuovo, forse il più delicato in questa fase della carriera: quello con la vita privata. “Si tratta di trovare il giusto equilibrio tra il tennis e la famiglia, soprattutto ora che i miei figli crescono e hanno i loro impegni. Non possono più seguirmi sempre come prima”. 

la famiglia

—  

Ed è proprio la famiglia a fornire al numero quattro al mondo una motivazione diversa, più profonda: “Quando sono in campo, non sono motivato solo a vincere, ma anche a dare l’esempio. Voglio trasmettere valori come dedizione, resilienza e amore per quello che fai. È una spinta molto potente, molto personale”. I sogni, però, non sono finiti. Tra questi ce n’è uno più grande degli altri: essere protagonista ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028, un obiettivo che nasce anche dalle emozioni vissute a Parigi. “L’oro olimpico è stato il sogno di una vita. Vincere a 37 anni, rappresentando la Serbia, è stato uno dei momenti più grandi della mia carriera. Non avevo mai provato qualcosa di simile su un campo da tennis. Le lacrime sono state spontanee, pure, intense”. Eppure, nemmeno quello basta per sentirsi arrivato: “Non sento di aver completato il tennis”. Il viaggio di Djokovic continua, con lo sguardo già rivolto a Los Angeles.

Leggi l’intero articolo