Diego Perotti: "Totti faceva un altro sport, Gasp merita una statua"

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during the UEFA Europa League round of 16 first leg match between AS Roma and KAA Gent at Stadio Olimpico on February 20, 2020 in Rome, Italy.

INTERVISTA

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L'argentino, ex Roma e Genoa, ripercorre la sua carriera: "Prima di arrivare in Italia volevo smettere per gli infortuni, poi ho incontrato grandi allenatori come Gasperini e Spalletti. E in Nazionale ho giocato con Messi..."

Lorenzo Cascini

2 aprile - 18:29 - MILANO

Diego Perotti affronta difficoltà e ricordi con la freddezza con cui sfidava i portieri dagli undici metri. Deciso, senza pensarci troppo. Ma estremamente preciso, anche nel descrivere le sensazioni. Pure quando ammette “per gli infortuni ho pensato di smettere già da ragazzo. A volte non riuscivo ad alzarmi dal letto”. Chissà che carriera sarebbe stata senza tutti quegli infortuni. Ci pensa anche lui, sorride, fa spallucce e passa oltre. Glaciale, come dal dischetto. Diego Perotti, 36 anni, risponde da Roma, casa sua, in un italiano perfetto. A volte gli esce pure un po’ di dialetto romanesco. “Me lo hanno insegnato in spogliatoio”. Poi parte con racconti e aneddoti. Dai suoi inizi al Boca fino a Gasperini, l’allenatore che gli ha cambiato la carriera. “Gli devo tantissimo. Ha modificato il mio modo di vedere non solo il calcio, ma anche la vita”. Poi, quando nomini la sua Roma gli cambia lo sguardo e gli si illuminano gli occhi. “Eravamo una squadra fantastica. Nel campionato di ora una formazione con quella qualità sarebbe da primo posto. C’erano Dzeko, Salah, Nainggolan, De Rossi, Rudiger e tantissimi altri campioni. In più, eravamo allenati da un genio come Spalletti. E non ho nominato Totti volontariamente, lui faceva un altro sport”. 

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