I granata conquistano il 4° Trofeo Criscitiello al Partenio-Lombardi per 4-2 dopo i penalty. Il croato del Toro è già in forma, ma la squadra di Abate termina tra alti e bassi il precampionato. A Ferragosto c'è la Carrarese in Coppa Italia
8 agosto - 23:13 - AVELLINO
Il racconto può ricominciare in una serata di estate piena, ai piedi di Montevergine, accarezzato da un venticello che di questi tempi appare come una benedizione. Un dribbling secco nel cuore dell’area e poi una palla all’incrocio sono i segnali che il mago di Spalato ha ricominciato a scrivere una storia fatta di spunti, invenzioni e di gol. E allora, da Avellino riparte il viaggio di Nikola Vlasic, che già nell’antipasto della stagione si rivela come l’uomo in più di un Toro che conclude tra alti e bassi il viaggio del precampionato. La squadra di Abate vince con fatica, ai rigori, nella casa dell’Avellino la sua sesta amichevole grazie alle super parate di Mascardi, aggiudicandosi la quarta edizione del memorial Sandro Criscitiello, e facendo seguito agli ultimi due successi, domenica a Burnley (0-1) e al Filadelfia con il Vado (3-1).
centralità
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Pur in mezzo ai principi di gioco trasmessi da Ignazio Abate in poco più di un mese, e alcuni riconoscibili (ad esempio: una veloce circolazione della palla, l’inserimento costante degli esterni, una discreta aggressione in pressing che dovrà migliorare con la crescita della condizione atletica), quello che emerge con chiarezza è la centralità assoluta di Vlasic nel nuovo progetto. Non è soltanto una riflessione legata al gol del vantaggio, firmato proprio dal croato dopo dodici minuti: per la cronaca, è la sua prima rete nella nuova stagione. Vlasic è l’uomo che consente al Toro di palleggiare con fluidità, grazie alla sua tecnica abbinata all’intelligenza tattica. È il punto di riferimento sul quale si appoggiano i compagni quando è il momento di uscire palla a terra, e lui è abile nel disegnare quei contro-movimenti all’indietro, giocando la palla con uno o al massimo due tocchi, che permettono agli esterni e agli attaccanti di inserirsi bruciando il tempo agli avversari. Un Vlasic centrale.
i giovani
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Avellino ha rappresentato per il Toro anche la prova generale (l’ultima) in vista del debutto di Coppa Italia, in calendario a Ferragosto in casa contro la Carrarese (ore 21.15). Per la prima volta Abate ha confermato la stessa formazione in due test: il Toro sceso in campo ieri è stato lo stesso visto in Inghilterra, a Burnley. Questo significa dare fiducia, nuovamente, a gran parte della nuova gioventù granata cresciuta nel vivaio: Dembélé, Luongo, Gineitis, Njie e Cacciamani. La storia più bella dell’estate torinista è stata proprio quella di Andrea Luongo, ragazzo nato nel 2008, promosso di colpo in prima squadra e finora lanciato da Abate titolare in tutte le amichevoli. Ieri, per lui, dalla sua Melito (Napoli) sono arrivati famigliari e amici. Ha sentito la pressione, tradito in alcune giocate dall’emozione come ha raccontato: “Sono molto emozionato, qui c'è tutta la mia famiglia. In questo mese è stato tutto molto veloce, un po’ inaspettato: voglio dare il massimo e cerco di godermela”.
nuovi
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Più brillanti alcuni nuovi, meno altri storici. In copertina c’è Comuzzo: ieri altra amichevole affrontata con il piglio del veterano nonostante sia l’ultimo arrivato. Di fronte ha avuto un Avellino molto piacevole sul piano del palleggio (si vede la mano di Nesta, pericoloso al 7’ della ripresa con il palo di Palumbo prima del pari di Di Maggio), che si è reso anche un cliente più ostico del previsto ma Comuzzo è uscito spesso a testa alta dai confronti. A proposito di nuovi, è in crescita la condizione di Comert e, di conseguenza, anche la prestazione. Girano meglio le gambe di Simeone, e Njie si conferma propositivo. Debutti nella ripresa di Pedersen e Ilkhan.



