L’allenatore: "Gli ultimi anni per me sono stati impegnativi sul piano emotivo, e poi sono nonno di quattro nipoti... Siamo corti in attacco e ci serve un terzino destro. Sto provando Pierotti mezzala, è un gran faticatore"
Sono passati due mesi esatti da quella magica notte, piena di significati. Per il Lecce, che battendo il Genoa conquistava la quarta salvezza di fila in A (record per il club). E per Eusebio Di Francesco che cancellava un periodo da incubo, tra esoneri e retrocessioni sfortunatissime. Adesso si riparte e il tecnico pescarese è pronto a rimettersi in gioco.
Di Francesco, come ha passato le vacanze dopo la sofferta salvezza della scorsa stagione?
"Direi che tutti gli ultimi anni per me sono stati impegnativi sul piano emotivo... Dopo la festa per la salvezza sono andato cinque giorni a Dublino, poi sono stato a Pescara dove sto sempre bene con familiari e amici. In più avevo anche il matrimonio di Federico. È il primo dei miei figli che si sposa e mia moglie voleva essere pronta".
Di Francesco è anche nonno...
"Ho quattro nipoti: fare il nonno è una cosa bella e impegnativa. Forse è più bello che essere papà, perché dietro i nipoti vedi un po’ il percorso della tua vita: lo trovo molto coinvolgente".
Dieci anni fa cominciava la storica avventura in Europa League con il Sassuolo: come si è evoluto da allora?
"Con i miei alti e bassi ho cercato di migliorarmi, di integrare anno per anno le conoscenze e lo sto facendo anche adesso. E poi è passata l’epoca del Di Francesco integralista, anche se certi principi di gioco mi piace portarli avanti: su tutti cercare di migliorare i giocatori, soprattutto i giovani".
Per il Lecce è una sorta di anno zero vista la partenza di Pantaleo Corvino: siete pronti?
"Non penso sia un anno zero perché adesso c’è un responsabile dell’area tecnica come Stefano Trinchera che ha lavorato tanti anni al fianco di Corvino che chiaramente ha fatto benissimo qui e non solo qui. Trinchera ha realizzato il suo percorso e adesso è pronto a portare qui le sue idee. È cresciuto gradualmente, come succede anche agli allenatori".
L'anno scorso puntavo su Banda? Quest'anno su Pierotti: è un grande lavoratore e sa fare un po’ tutto
Dal mercato non è ancora arrivato nessuno: quali sono i reparti dove avete più bisogno di rinforzi?
"Sicuramente in attacco dove sono andati via dei giocatori e dove ora siamo 'corti'. Poi ci serve un terzino destro perché anche lo scorso anno a un certo punto in quella posizione avevamo solo Danilo Veiga e quando è mancato lui ho dovuto adattare altri giocatori e queste cose a me non piacciono tanto. Comunque non bisogna avere fretta, Trinchera sa bene di cosa abbiamo bisogno, in linea con le possibilità societarie".
Intanto Banda non si è presentato in ritiro...
"Su questo sposo la linea della società che credo stia facendo quello che è giusto fare. Poi vedremo".
A proposito di Banda, un anno fa aveva detto di voler puntare soprattutto su di lui e alla fine è stato decisivo. Quest’anno su chi scommette?
"Direi Santiago Pierotti: è un grande lavoratore e sa fare un po’ tutto. Adesso lo sto facendo lavorare da mezzala, vediamo come va".
Stulic può essere più incisivo?
"Nikola non ha espresso tutto il suo valore e spesso nel campionato italiano ci sono stati giocatori che sono esplosi dopo un anno di adattamento. Di sicuro potrebbe succedere anche a lui".
Quanto è difficile lavorare in ritiro con un gruppo che non è quello definitivo?
"Per un allenatore è complicato perché non è semplice dare un’identità alla squadra, ma vale per tutti. Lo sappiamo e proviamo ad adattarci. Anche durante le prime giornate, con il mercato ancora aperto, non è semplice lavorare: speriamo che in futuro le cose cambino e che si chiudano i trasferimenti quando c’è il via della stagione".
Lei sta lavorando con il gruppo dell’anno scorso: vantaggi?
"Conosco già le caratteristiche di tutti e posso aggiungerci altro invece di partire dalle basi".
Rispetto al passato manca lo spirito di aggregazione: ai miei tempi ci si fermava a chiacchierare e a giocare a biliardino. Ora guardano tutti il telefono
Ci sono regole particolari in ritiro?
"Gli orari da rispettare, sia per gli allenamenti sia per quando si va a riposare. In ritiro è più facile controllare visto che sono qui... In generale sono tutti bravi. Certo, rispetto al passato manca lo spirito di aggregazione che c’era prima. Ai miei tempi magari c’erano 15-16 giocatori che si fermavano nella hall dell’hotel a chiacchierare o a fare una partita a carte o a biliardino. Adesso si sta attorno al tavolo e ognuno guarda il suo telefono mentre parla con l’altro. Ma è la società che è cambiata, basta andare in un ristorante e guardare le persone".
Chi le è piaciuto di più durante il Mondiale?
"La Spagna che per fortuna ha alzato la coppa. È stata la vittoria del gioco, del pensiero. Iniesta raccontava che quando i ragazzini tornano a casa, a loro viene chiesto se si sono divertiti. Da noi, invece, la prima cosa che domandano è se hanno vinto o no. E i risultati si vedono".


