"Siamo in una situazione, da un punto
di vista energetico, che ovviamente il prezzo non ha ancora
certificato come un grosso problema perché sono state utilizzate
circa 400 milioni di barili di riserve, per i Paesi Ocse, che
sono state immesse nel mercato e questo ha permesso di tenere i
prezzi in una range fra i 90 e i 100 dollari". Lo ha detto
l'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi, in
audizione alla commissione Attività produttive della Camera.
"Con la firma dell'accordo (con l'Iran, ndr) c'è stata una
caduta a 68 dollari, adesso siamo ritornati sugli 85 - ha detto
Descalzi - ovviamente perché non c'è stato poi un seguito
positivo a quella firma, adesso dall'11 non è passata più
neanche una nave per lo stretto, quindi c'è un nuovo blocco.
Questo cambia l'ordine delle cose, lo cambia per l'Europa, e lo
cambia in questo caso più a livello mondiale".
Sul piano degli approvvigionamenti energetici "la
configurazione passata basata su Russia e Medio Oriente si è
erosa completamente" con contributi alla produzione che "è
facile non tornino ai livelli precedenti per molto tempo", ha
aggiunto. "Anche quando questi contributi dal Golfo ci saranno,
quando, spero presto, tutto sarà finito, il rischio attribuito a
quest'area sarà completamente differente", con maggior costo del
denaro, premi sulle assicurazioni e impatti sugli investimenti.
L'a.d ha quindi guardato anche all'impatto della guerra
russo-ucraina. La "coda" del conflitto, ha detto, porterà
probabilmente, dal gennaio prossimo, "uno stop completo del gas
che dalla Russia viene in Europa dal 1 gennaio" e "questa è
ovviamente una preoccupazione per tutta l'Europa" ma non per
l'Italia, ha aggiunto. La situazione degli stoccaggi di gas e
"peggiore dell'anno scorso, non per l'Italia, che ha il 71-72" e
a gennaio dovrebbe raggiungere il 90%, ma in paesi europei "che
sono molto molto al di sotto, sono ancora 40-45-46%,
probabilmente riusciranno a chiudere vicino al 70%".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA

8 ore fa
3



