Dalla regina Pellacani al volo di Larissa: Italia, 65 medaglie in 15 giorni di magia. E in futuro...

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Gli Europei di nuoto e atletica hanno portato 65 medaglie complessive e a Birmingham l'Italia ha addirittura dominato il medagliere. Ma sono pronti già nuovi talenti per altri trionfi futuri

Sergio Arcobelli

Giornalista

17 agosto - 14:22 - MILANO

È stata un’abbuffata di medaglie, di quelle che meritano grandi festeggiamenti ma che, ogni volta, non sembrano saziare mai. Diciassette giorni di straordinaria follia — come chiamare altrimenti la contemporaneità tra gli Europei di nuoto e quelli di atletica? — hanno unito l’Italia nel tifo per i nostri azzurri. Sono arrivate 43 medaglie a Parigi dalle discipline acquatiche, che dal 31 luglio hanno dato il via a questa abbuffata di gare, e altre 22 a Birmingham dall’atletica. Da Chiara Pellacani a Ginevra Taddeucci, da Sara Curtis a Simona Quadarella, da Nicolò Martinenghi a Gimbo Tamberi, Andy Diaz, Larissa Iapichino, Nadia Battocletti, Massimo Stano e Sofia Fiorini, fino all’oro della 4x400 maschile, che ha regalato all’Italatletica il primato nel medagliere proprio a casa dei britannici. Un trionfo azzurro su due fronti. 

pellacani senza rivali 

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Con tutti questi successi è difficile assegnare la palma a un solo azzurro. Certo è che Chiara Pellacani, con cinque ori in cinque gare, merita il premio di MVP. Da sola ha vinto più ori della Francia, tanto per rendere l’idea. La tuffatrice romana ha incantato dal trampolino, riuscendo nell’impresa del pokerissimo mai raggiunto da nessuno prima di lei: i trionfi nel team event, nel sincro dai 3 metri con Matteo Santoro, dal metro, dai 3 metri e nel sincro dai 3 metri con Elisa Pizzini. A Parigi la regina è lei, madame Chiara. Ma delle 43 medaglie del nuoto — 13 ori, 15 argenti e 15 bronzi, con il secondo posto nel medagliere dietro alla Gran Bretagna ma il primo nella classifica per nazioni — sette delle quali arrivate dal nuoto artistico, quattro firmate Filippo Pelati, non si può non parlare di Ginevra Taddeucci. A inizio agosto ha centrato la doppietta nei 5 e nei 10 km, domando quella Senna che ha suscitato tante polemiche e che lei ha affrontato con la sicurezza maturata anche grazie al bronzo olimpico di due anni fa. E che dire di Gregorio Paltrinieri? Finalmente ha domato il fiume parigino, portandosi a casa un argento nella staffetta e un bronzo nella 5 km. Poi il capitano azzurro ha lasciato il compito a Martinenghi, suo vice in assenza del carpigiano, che ha traghettato gli azzurri della corsia dal 10 agosto con un discorso da Steve Jobs delle piscine: "Dobbiamo osare, siate affamati", ha detto nella riunione della vigilia. E i compagni della vasca hanno risposto presente. A partire da Simona Quadarella, ancora fenomenale a 27 anni, capace di firmare un’altra tripletta 400-800-1500 stile libero, come già le era riuscito nel 2018 e nel 2021. Tre ori che le permettono di raggiungere quota 11 titoli continentali in vasca lunga, tutti individuali: nessuna come lei. E poi Sara Curtis, fantastica, favolosa, micidiale: sei medaglie in sei eventi, con l’oro nei 50 dorso conquistato con il secondo record del mondo, dopo quello stabilito in semifinale. È nata una stella. 

saltiamo nell'oro

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Ancora una volta sono i salti a regalare le gioie più grandi. Dariya Derkach e Andy Diaz nel triplo, Larissa Iapichino nel lungo e, ovviamente, Gimbo Tamberi nell’alto: quattro dei dieci titoli sono arrivati dai saltatori. Due ori, invece, sono arrivati dalla regina del mezzofondo, Nadia Battocletti, che di doppiette d’oro se ne intende. E che dire dei marciatori? Dal veterano Massimo Stano alla rivelazione Sofia Fiorini, il tacco e punta si conferma una vera miniera d’oro per l’atletica italiana. Senza dimenticare Leo Fabbri: il gigante buono è ancora il più forte nel getto del peso. Insomma, più ori di tutti, più medaglie di tutti dal 10 agosto. Peccato soltanto per gli infortuni di Marcell Jacobs e Mattia Furlani, le altre due stelle che si sono fermate sul più bello. Altrimenti… L’Italia, con 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi, ha chiuso in cima anche alla classifica a punti, a quota 226, eguagliando il record di 45 finalisti. Due anni dopo Roma 2024, si conferma così ai vertici dell’atletica europea. Pazzesco. La conferma che l’edizione casalinga di due anni fa non è stata un caso. Ma, soprattutto, la prova che c’è una new generation che avanza: dai fratelli Inzoli a Kelly Doualla, da Erika Saraceni a Matteo Sioli, bronzo nell’alto alle spalle di Tamberi. Questi ragazzi scendono in pista «avvelenati», come ha spiegato il presidente federale Stefano Mei. E forse è proprio questa la notizia più bella: l’Italia dell’atletica e del nuoto continua a vincere, ma soprattutto continua a costruire il futuro.

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