Dall'afa di Natal al freddo di Zenica, astinenza azzurra senza fine

2 ore fa 1

Generazione Z e l'Italia ai Mondiali, vite parallele destinate a non incrociarsi per almeno altri quattro anni. La sconfitta degli azzurri con la Bosnia è come un calcione che spazza l'area delle speranze, per la terza mancata qualificazione al Mondiale, e rinvia almeno al 2030 la presenza della nazionale nel torneo, mentre scadeva oggi il giorno n.4298 dall'ultima partita degli azzurri in una fase finale. Per chi non la ricordasse, è stata quella persa 1-0 con l'Uruguay il 24 giugno 2014 a Natal, in Brasile, ultima della fase a gironi. Un match deciso dalla rete di testa di Diego Godin a 10' dalla fine e segnato anche dal caso del morso di Luis Suarez a Giorgio Chiellini.

Chi avrebbe mai immaginato che sarebbero stati quelli gli ultimi episodi in un torneo iridato nella storia della nazionale, ormai a stento nella memoria anche da chi vi assistette e quasi una leggenda per chi ora è ormai maggiorenne. La prossima volta possibile, in Portogallo, Spagna e Marocco 2030 - quando saranno passati 16 anni e 5.830 giorni dall'ultima, calcolando sulla data annunciata della partita inaugurale - potrebbero essere laureati o sposati...In questo lungo, lunghissimo intervallo di tempo, i tifosi italiani hanno visto Messi alzare la coppa del mondo per la prima volta nella sua gloriosa carriera, il Marocco sorprendere il mondo, Mbappe' riportare la Francia ai fasti di Zidane. Altro calcio, altra dimensione, mentre da Natal a Bergamo si allunga l'astinenza azzurra. E resta il ricordo, triste e lontano, di un Italia-Uruguay.

In quel giugno del 2014, i tifosi azzurri soffrivano per le sorti della squadra guidata da Cesare Prandelli. La rete di Mario Balotelli che decise il 2-1 sull'Inghilterra il 14 giugno diede speranza ma nessuno sapeva che sarebbe stato l'ultima marcatura azzurra, dato che nelle due partite successive, con Costa Rica e Uruguay, l'Italia perse, senza segnare neanche un gol. Allora Supermario era sulla breccia, in un calcio dominato dalle figure di Leo Messi e Cristiano Ronaldo (entrambi pronti ad un nuovo mondiale nonostante abbiano rispettivamente 41 e 39 anni), mentre Carlo Ancelotti, ora ct del Brasile, aveva appena regalato la 10/a Champions League al Real Madrid guidato in campo da CR7. Della formazione schierata da Prandelli a Natal, ben pochi sono ancora in attività, vedi Immobile, Verratti o Darmian. Le attuali stelle del calcio mondiale, da Mbappè e Haaland, da Bellingham a Yamal, erano adolescenti o proprio bambini, così come lo erano i più giovani della nazionale di Gattuso, Pisilli, nato nel 2004, o Esposito, del 2005, che saranno abbastanza giovani anche tra quattro anni.

Calcio a parte, anche l'Italia e il mondo erano un bel po' diversi rispetto ad oggi. Mentre si stava reagendo agli effetti della grande crisi finanziaria del 2007/2008, c'erano già però le avvisaglie dei venti di guerra, con la Russia di Vladimir Putin che occupò la Crimea, aprendo un fronte ancora infuocato con l'Ucraina. Alla Casa Bianca sedeva però Barack Obama, prima di lasciare lo Studio Ovale alla prima presidenza Trump, mentre il Bel Paese era guidato da Matteo Renzi, premier da quattro mesi, e al Colle c'era Giorgio Napolitano. Lo scorrere del tempo appare però ben più inesorabile e impressionante guardando alle tecnologie, che la GenZ padroneggia, e subisce, ma che a metà 2014 era quasi agli albori. Basti pensare che la musica si ascoltasse ancora su cd e servizi come Spotify stavano appena prendendo piede, o ai social come Instagram, allora usato soprattutto per le immagini, oppure a prodotti come i podcast, ancora di nicchia. Gli smartphone stavano cominciando a crescere di misura e funzioni, le auto elettriche erano una rarità, Alexa di Amazon ancora non esisteva e l'e-commerce, almeno in Italia, valeva una minima percentuale delle vendite retail. Il mondo è cambiato, solo l'azzurro è rimasto cristallizzato a quell'Italia-Uruguay.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Leggi l’intero articolo