Dal pugno di Méndez allo schiaffo di Bellingham: sabato è di nuovo Argentina-Inghilterra… nel rugby

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Neanche il tempo di smaltire le tensioni della semifinale mondiale e le due squadre si ritroveranno sabato di fronte, stavolta con la palla ovale, altro sport che ha visto deragliare una rivalità esplosa dopo la guerra delle Falkland

Francesco Palma

16 luglio - 19:36 - MILANO

Doveva essere battaglia e battaglia è stata. Anche troppo. Ad Atlanta è passata l’Argentina, che ha conquistato la finale mondiale superando l’Inghilterra in una partita che non è stata – e non potrà mai essere – come le altre. Lo riassume prima di tutto lo striscione "Le Malvinas sono argentine" mostrato da alcuni giocatori argentini dopo la semifinale, e poi lo schiaffo di Jude Bellingham a Valentin Barco, che al gol dell’Albiceleste aveva esultato in faccia alla panchina inglese. Insomma, solite storie di Argentina-Inghilterra che riportano alla mente non solo le grandi sfide del calcio dalla Mano de Dios in giù, ma anche quelle del rugby, non meno ricche di tensioni: come dimenticare il celebre pugno dell’allora diciottenne Federico Méndez alla seconda linea inglese Paul Ackford durante un Inghilterra-Argentina di rugby del novembre 1990, la terza partita tra le due squadre in un anno surreale. Tre mesi prima infatti gli inglesi erano tornati per la prima volta in Argentina dopo nove anni, ricevendo un’accoglienza non proprio amichevole. Furono due partite surreali, dagli spalti arrivava di tutto: arance, bottiglie, forbici e persino un rubinetto da bagno, mentre i tifosi argentini bruciavano le bandiere inglesi. Altro punto di contatto, visto che è successa la stessa cosa dopo la semifinale. E tra schiaffi e pugni, corsi e ricorsi storici, sabato Argentina e Inghilterra si sfideranno di nuovo, stavolta nel rugby, nella terza giornata del Nations Championship.

in argentina... senza maglia

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L’Inghilterra è arrivata in Argentina a inizio settimana, dopo aver battuto le Figi a Liverpool, e quindi in pieno clima semifinale mondiale. Un clima che, come raccontato da Alex Coles, si sente fin troppo: “Abbiamo evitato di andare in giro con le divise dell’Inghilterra in questi giorni. Considerando dove ci troviamo e contro chi giochiamo siamo stati piuttosto prudenti, di certo non riceveremo la stessa accoglienza che abbiamo ricevuto a Liverpool quando le indossavamo”. Insomma, l’antifona è chiara, e lo ha confermato anche il terza linea Guy Pepper: “Sappiamo che la semifinale mondiale ha reso l’atmosfera ancora più vivace, ma del resto anche il pubblico argentino di rugby ha una mentalità molto ‘calcistica’. È molto rumoroso: dovremo essere bravi a farlo tacere segnando più di loro. L’anno scorso (gli inglesi giocarono due sfide consecutive in casa dei Pumas, ndr) fu una vera montagna russa emotiva: un momento prima tutti cantavano e saltavano, un attimo dopo si poteva sentire cadere uno spillo. Peraltro siamo in un hotel di Buenos Aires che affaccia su una strada che quando l’Argentina vinse il Mondiale 2022 fu completamente sommersa di gente: siamo proprio in mezzo".

calcio e rugby: da rattìn al tour del 1990

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Non che prima della guerra delle Falkland Inghilterra e Argentina si amassero particolarmente. Nel 1966, Mondiale di calcio in casa dell’Inghilterra, la rivalità sportiva esplose: il capitano argentino Rattín fu espulso, ci mise 10 minuti a lasciare il campo (ai tempi non c’erano i cartellini) e prima di farlo danneggiò una bandierina posta vicina al tappeto rosso riservato alla regina Elisabetta. Hurst decise il quarto di finale con l’Argentina con un gol ancora oggi contestato in Sudamerica per un presunto fuorigioco, volarono calci per tutta la partita e al termine del match il ct inglese Ramsey definì “animali” gli argentini, vietando ai suoi di scambiare le maglie con gli avversari. Nel rugby, invece, il tipico snobismo inglese portò la Nazionale a ignorare bellamente gli argentini, tanto che il primo match del 1978 non è considerato ufficiale perché l’Inghilterra scese in campo col nome England XV per non riconoscere il test e non assegnare il cap, la presenza ufficiale, che nel rugby è sacra. Poi arrivò la guerra, e se nel calcio la rivalità raggiunse l’apice in quell’indimenticabile quarto di finale dell’86, nel rugby il picco fu raggiunto 4 anni dopo, nel già citato tour inglese del 1990: tre mesi prima del pugno di Méndez ad Ackford gli inglesi giocarono due partite folli a Buenos Aires (una vinta e una persa): giocatori scortati fino al campo, clima tesissimo, stadio José Amalfitani infuocato. Will Carling, capitano inglese, raccontò: “Sapevamo benissimo cosa fosse successo prima, e che non sarebbe stata una trasferta normale”. A Buenos Aires gli inglesi giocarono in mezzo ai cori sulle Malvinas, al fumo delle bandiere inglesi che venivano bruciate e al lancio di qualsiasi cosa dagli spalti: arance, bottiglie, forbici e persino un rubinetto da bagno. “Chi diavolo si porta un rubinetto a una partita?” ricordò uno dei protagonisti di quel tour, Jason Leonard. Brian Moore, tallonatore inglese, uscì dalla prima sfida coperto di sangue. Il mediano d’apertura David Pears la definì “l’atmosfera più intimidatoria mai vista".

ct sulla graticola

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Tornando al campo, c’è un altro punto di contatto tra calcio e rugby: la situazione dei due ct inglesi, entrambi sulla graticola. Tuchel è stato appena crocifisso dalla stampa inglese per il modo in cui ha gestito gli ultimi 30 minuti, dopo il gol del momentaneo vantaggio di Gordon, Borthwick invece è sulla graticola praticamente da quando ha messo piede sulla panchina dell’Inghilterra. Ha rischiato l’esonero dopo un Sei Nazioni disastroso, in cui l’Inghilterra era partita per vincere e ha concluso quinta, vincendo solo col derelitto Galles e perdendo con tutte le altre: dominata dalla Scozia, umiliata dall’Irlanda e rimontata dall’Italia, prima della sconfitta – più dignitosa, ma inutile – contro la Francia in quella che doveva essere una finale annunciata e invece fu solo la notte del trionfo Bleus. Entrambi sono accusati di far rendere al di sotto delle sue possibilità una rosa sulla carta fortissima: per l’Inghilterra di rugby manca ancora un anno al Mondiale, e Borthwick (confermato a fatica dopo il disastro nel Sei Nazioni, a questo punto arriverà fino al 2027) ha ancora del tempo per rimettere a posto le cose, ma finora sono arrivate solo due vittorie contro Galles e Figi. Troppo poco. Contro l’Argentina è un’occasione troppo importante per tornare a vincere una vera sfida di vertice, ma sarà durissima, e chissà che anche il clima generale non dia un’ulteriore mano ai Pumas.

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