Da Schlein a Castellina, l'omaggio della sinistra per i 90 di Occhetto

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Gli ex Pci poi Pds e via di seguito con un po' di campo largo. Tutti alla Camera di commercio di Roma per celebrare i 90 anni di Achille Occhetto, il segretario che cambiò nome e volto al più grande partito comunista d'Occidente. Per lui, questi sono giorni di riconoscimenti e cerimonie. Non è sempre stato così. Quel passaggio storico, quella rottura post crollo del Muro di Berlino, lasciò ferite anche profonde. Col tempo però, sembra che la polvere si sia deposita anche su quelle.

E infatti la segretaria del Pd Elly Schlein è intervenuta con un riconoscimento mica scontato: "Credo che la comunità che ora guido debba moltissimo a Occhetto, più di quanto gli sia stato riconosciuto, più di quanto Achille ammetterebbe. Senza quel coraggio, quella capacità di guardare avanti tenendo strette le radici, oggi non saremmo qui dove siamo, non ci sarebbe nemmeno il Pd". Applausi dalle prime file e anche da quelle dietro. In sala erano seduti successori di Occhetto e predecessori di Schlein come - in un elenco che rischia di essere fallace e di andare in ordine sparso - Massimo D'Alema, Walter Veltroni, Piero Fassino, Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, relatori come l'ex avversario Pier Ferdinando Casini o Francesco Rutelli, volti storici della variegata galassia comunista come Fabio Mussi, Luciana Castellina e Ugo Sposetti, leader attualissimi del campo largo come Nicola Fratoianni di Avs. E poi un'infinità di altri.

Tanto che, a scanso di equivoci, Occhetto si è sentito in dovere di chiarire: "Voglio darvi un messaggio, queste non sono esequie anticipate, oggi sono vivo e combatto in mezzo a voi". Infatti ha appena pubblicato un libro: "Oltre il baratro". Un termine che Occhetto ha usato per un allarme: "Oggi siamo nel fascismo? No, peggio. E' un paradosso. Ma bisogna vedere l'asticella da cui si parte e l'abisso in cui si precipita", perché, a differenza di allora, "oggi abbiamo una Costituzione, una civiltà giuridica molto più alta, i nostri giovani girano l'Europa, hanno vissuto 80 anni di pace. Questo ci dà la profondità del baratro in cui siamo oggi". Il primo a fargli auguri è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con una chiamata mattutina: "Una telefonata bella e affettuosa - ha detto Occhetto - In questo momento buio, Mattarella rappresenta una luce e una speranza".

Qualche ora dopo, alla radio, l'ultimo segretario del Pci e primo segretario del Pds ha lanciato un appello alla sinistra: "Riunitevi al più presto, decidete il metodo e programma, non c'è più da aspettare. La forza per combattere Meloni è l'unità, una visione nuova del paese". E ha fatto un timido endorsement a Schlein: fra lei e il presidente del M5s, alle primarie "voterei Schlein. Non sono mai stato del 5 stelle". Rimpianti? Sì, ma non sulla scelta che lo ha fatto passare alla storia: la svolta della Bolognina "la rifarei 100 volte, come si sono sviluppati i fatti nel mondo dimostra che io, primo fra i politici italiani, capii che stavano cambiando tutti i parametri". Schlein ha preso appunti: "L'insegnamento più importante di Occhetto - ha detto - è che anche quando sembra che non ci sia un'alternativa, il compito della sinistra è quello di non rassegnarsi a uno stato delle cose che sembra immodificabile, ma di costruire e trovare quello che manca, non rincorrendoli sul loro terreno, ma costruendo un'alternativa che entri nel cuore delle persone". Il resto è stato memoria e omaggio. "Sono stato la tua vittima sacrificale preferita - ha scherzato Casini - Nel 1994 ci siamo contrapposti nel collegio di Bologna: Occhetto 52 mila voti, Casini 17 mila". E Luciana Castellina: "L'amicizia resta, anche col dissenso politico". Occhetto ha preso la parola per le conclusioni. Che sono terminate con un appello ai giovani: "Siate sempre più cittadini del mondo - ha detto commuovendosi - date corpo all'utopia. Viva l'Europa unita, viva il sogno di Ventotene".
   
   

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