Da oggetto misterioso a punto di forza: così Spalletti lanciò Emerson Palmieri alla Roma

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Dieci anni fa l'attuale allenatore della Juve intravide le qualità dell'italo-brasiliano e con un lavoro specifico di sei mesi ha saputo trasformarlo in uno dei migliori esterni del campionato. Adesso potrebbero ritrovarsi in bianconero

Alla fine, è solo una questione di chance. O di fiducia. Se Emerson Palmieri è diventato il calciatore che è oggi, capace di vincere tutte le tre competizioni continentali e l'Europeo 2020 con la Nazionale, molto, se non tutto, lo deve a Luciano Spalletti. È stato infatti l'attuale allenatore della Juve il primo a credere nelle qualità di questo italo-brasiliano che dieci anni fa, a Roma, molti avevano già "bollato" come una scommessa persa del ds Sabatini. E da allora i due sono sempre rimasti legati, tanto che nel 2021 potevano ritrovarsi al Napoli e nei prossimi mesi potrebbero farlo alla Continassa

emerson palmieri, inizio in salita a roma

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È il gennaio del 2016 quando la Roma richiama a furor di popolo Spalletti per risollevare la squadra dopo la deludente gestione Garcia. L'allora ex allenatore dello Zenit, sui campi di Trigoria, intravede subito che in quello che fin lì veniva considerato soltanto un oggetto misterioso c'è del materiale su cui lavorare: un giocatore tecnicamente molto dotato, cui magari manca qualche chilo di muscoli e che ha una gran voglia di imparare. Così, inizia a sgrezzare tatticamente quel ragazzo di 21 anni cresciuto nel Santos di Neymar e Ganso, regalandogli, nei primi sei mesi, appena due presenze da titolare e l'unica gioia del primo gol in Serie A, contro il Milan a San Siro, all'ultima giornata. 

così spalletti ha lanciato emerson palmieri

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Chance e fiducia, dicevamo. La prima arriva nell'estate del 2016, quando Digne torna al Psg dopo il prestito e Mario Rui si infortuna al legamento crociato del ginocchio. Per i playoff di Champions League contro il Porto, Spalletti sceglie sempre lui come primo cambio, ma le cose non vanno come previsto: rigore procurato all'andata e cartellino rosso al ritorno. Una combo che potrebbe stendere chiunque, ma è qui che Emerson si conquista la stima definitiva dell'allenatore toscano: il brasiliano non si fa travolgere dagli eventi e si rimette a lavorare a testa bassa. E tra ottobre e novembre, ecco la vera svolta: Spalletti passa quasi stabilmente alla difesa a tre e lancia il brasiliano a tutta fascia sulla sinistra, con Rudiger e Strootman ad alleggerirgli i compiti di copertura. "Nei mesi scorsi l'hanno massacrato: dobbiamo lasciarlo tranquillo di giocare qualche partita di seguito per vedere le sue qualità", dirà il tecnico dopo un derby  Il risultato sono 12 partite da titolare consecutive, condite da cross che piovono in area e contrasti vinti, con una spavalderia generale che ne fa uno dei punti di forza della squadra e uno dei migliori esterni del campionato. "Grazie a Spalletti ho imparato il valore del lavoro tattico", rivelerà Emerson. Nove anni dopo, è l'allenatore della Juve che ha bisogno di lui.

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