"Decine di migliaia di persone hanno
quindi marciato per chilometri a Milano, Roma, Genova, Bologna,
Firenze, Pisa, Napoli e in tante altre piazze, contro una
Finanziaria declinata sul versante della Difesa e degli
investimenti in armamenti, con una previsione di spesa di 130
miliardi di euro nei prossimi quindici anni, a partire da una
prima tranche da 20 miliardi messa in programma per il triennio
2026-28".
Lo afferma una nota dei sindacati di base Cub, commentando le
manifestazioni di ieri.
Si tratta - spiegano di "una Legge di Bilancio modesta,
tarata per far sì che l'Italia possa uscire dalla procedura
d'infrazione determinata dai parametri europei ma che taglia a
mani basse sul welfare state: in primis sulla sanità, dove le
liste d'attesa interminabili sono ormai quotidianità, dove
mancano i fondi necessari per assumere personale medico e
paramedico mentre prende sempre più spazio la sanità privata, a
tutto vantaggio di chi può permettersela e che spinge a puntare
sulle assicurazioni private e sulle convenzioni, in una deriva
che richiama il modello statunitense in cui se perdi il lavoro o
non guadagni a sufficienza non ha diritto alle cure. Un sistema
sanitario che ha visto un incremento di soli 2 miliardi rispetto
alle carenze da colmare che già in era pre Covid assommavano ad
almeno 15.
Non parliamo dei trasporti, per cui non sono previsti
investimenti degni di nota per il trasporto locale, per le
infrastrutture e la sicurezza ferroviaria e per cui invece si
pensa a investire una cifra abnorme per costruire il ponte sullo
Stretto di Messina. Anche la scuola non riceve nulla, anzi i
tagli arrivano a 800 milioni mentre da anni vengono prosciugate
le risorse per l'edilizia scolastica, per gli insegnanti di
sostegno e il recupero di chi resta indietro.
Anche per i salari, ormai completamente slegati dalla reale
crescita dell'inflazione, non si accenna ad alcun correttivo,
non si pensa minimamente a reintrodurre forme di sostegno al
reddito".
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