Così CR7 "controlla" il suo battito cardiaco: nei dati biometrici il segreto della sua longevità

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Le rilevazioni del ritmo cardiaco di Cristiano Ronaldo rivelano quanto il campione portoghese riesca a restare di ghiaccio nei momenti chiave: sia sotto sforzo, sia nei momenti di stress, non supera mai i 157 battiti

Il marketing e la tecnologia sono così potenti da permetterci di sapere quanto rapidamente batteva il cuore di Cristiano Ronaldo nel momento più teso di tutto il suo Mondiale, il rigore calciato e segnato contro la Croazia: 144 battiti al minuto. Whoop, società di successo che commercializza braccialetti per misurare le pulsazioni cardiache e collabora con CR7, ha reso pubblici i dati della partita. Ronaldo, quando ha visto il suo pallone entrare in porta, undici metri più in là, ha accelerato il battito: 157 pulsazioni al minuto. Quando Gonçalo Ramos ha segnato il gol-partita, Cristiano era in panchina ma ha avuto un sussulto da 134 battiti.

IL CONFRONTO CON GLI AMATORI Il bello di sapere tutto questo è il confronto. Chiunque vada a correre o faccia il calcetto del giovedì con gli amici può tenere traccia delle sue pulsazioni e fare un paragone. Giovanni Andreini, ex Head of Performance della Juventus, aiuta a capire con qualche parametro: “Un calciatore professionista, nei suoi picchi di velocità, arriva sopra i 200 battiti al minuto. Un giocatore della domenica, sotto sforzo, è normalmente a 160-170”. Facile conclusione: il cuore di Ronaldo, in un momento che per lui valeva quattro anni, batteva meno forte del nostro nel cinque contro cinque con gli amici.

CR44 BATTITI A RIPOSO Cristiano, del resto, è bradicardico. Whoop nel 2024 disse al mondo che la sua frequenza cardiaca a riposo media, nei 90 giorni precedenti, era stata di circa 44 battiti al minuto. Pochissimi. Un quarantenne in buona forma, a riposo, è normalmente a 50-60. E il calcio? In alcune partite monitorate in quel periodo, il cuore di Ronaldo è arrivato a 175-180 battiti al minuto nei momenti di massima intensità, per poi abbassarsi in fretta grazie a una capacità di recupero non comune. “Gli atleti oggi hanno capito che l’aspetto mentale può influire sul fisico - spiega Andreini -. Jannik Sinner ad esempio lavora con il dottor Ceccarelli, un medico dello sport che si occupa di allenamento mentale, per cercare di affrontare situazioni di gioco complicate mantenendo i parametri vitali su standard ideali. Lo scopo è controllare le reazioni del corpo in situazioni chiave. Pensate al momento in cui deve affrontare una palla break… Sono sicuro che Cristiano Ronaldo faccia lo stesso. Sarebbe interessante avere i suoi dati per tutte le fasi di gioco ma quei 144 battiti al minuto sono appena sopra la soglia che noi chiamiamo steady-state, quella cioè per cui l’ossigeno inspirato è sufficiente all’attività fisica che si sta compiendo”. CR7, insomma, prima di battere quel rigore era in equilibrio, sotto controllo. Anche così si arriva a giocare un ottavo di finale contro la Spagna a 41 anni.

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