Cordoba: "Quante battaglie con Chivu, un grande amico. Ma non paragonatelo a Mourinho"

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L’ex in campo con le Legends ieri nell'evento all'Arena Civica: "Sono contentissimo per Cristian e per quello che ha fatto quest'anno. Ma lui non è Mou, che usava le parole per guerreggiare"

Guendalina Galdi

Giornalista

22 maggio - 14:09 - MILANO

Chissà se nel gennaio del 2000, quando è arrivato a Milano dopo aver lasciato gli argentini del San Lorenzo e più in generale il Sudamerica, Ivan Ramiro Cordoba avrebbe mai immaginato di indossare la maglia dell’Inter per 455 volte in carriera e di vincere 14 trofei. Probabilmente no, ma il difensore colombiano, oggi 49enne, si è ritrovato a giocare con addosso il nerazzurro per dodici anni scanditi da vittorie, trofei e quel triplete nel 2010 che ha inciso anche il suo nome nella storia del club. Ieri all’Arena Civica era una delle venti “Legends” interiste in campo che hanno intrattenuto i presenti con un allenamento e una partitella prima dell’ennesima celebrazione per il doblete di questa stagione. Cordoba ha rivisto Esteban Cambiasso e Javier Zanetti, entrambi in gol nella sgambata che ha aperto l’evento (vinta dalla loro squadra "rossa" per 2-1, per gli altri in gol Karagounis), ha riabbracciato l’ex presidente Massimo Moratti e scambiato il pallone con Beppe Baresi, Julio Cruz e Beppe Bergomi. Ha salutato i presenti sugli spalti e si è preso quella parte di applausi destinata ai campioni del passato che il popolo interista che li ha visti giocare non dimentica. E ha incassato anche l’ovazione dei tifosi più giovani, quelli che le “Legends” le conoscono soltanto per i racconti di chi, in altri tempi, ha esultato (e tanto) grazie a questi ex interisti. Lei di feste da giocatore dell’Inter ne ha fatte tante. 

Ora si trova dall’altra parte, da spettatore, e come vive questa nuova dimensione? 

"È bellissimo comunque, perché tutto questo mi fa ricordare le tante volte che abbiamo celebrato tutti quei titoli. E poi ora sono contento per la squadra e i giocatori di oggi". 

Non era scontato, viste le perplessità dell’estate scorsa e le polemiche dopo il Mondiale per club. 

"All’inizio di questa stagione sicuramente c’erano tanti dubbi da parte di tante persone. Dubbi che tuttavia non hanno mai aleggiato intorno alla squadra perché li ho visti tutti molto sicuri. Le perplessità venivano soltanto dall’esterno. Adesso è molto bello vedere questa Inter festeggiare, sono vittorie e momenti che ti rimangono per sempre. Lavori un anno intero e non vedi l’ora che arrivi questo". 

In quanto mito del club come ha vissuto questa giornata? 

"Noi “Legends” siamo onorati di essere qui e di prendere parte a questa festa. Possiamo solo dire grazie alla squadra che ha vinto e grazie alla società che ci permette di stare qua insieme a loro. Cerchiamo sempre di portare tanta positività a tutto il mondo Inter". 

Mourinho era ed è uno che a volte toglieva l’attenzione dalla squadra per farsi carico lui di qualsiasi cosa

Si è soffermato con qualche giocatore in particolare o con il suo ex compagno Chivu? 

"Mi sono complimentato con tutti ovviamente, poi specialmente col capitano Lautaro e certamente con Cristian". 

Che rapporto aveva da compagno di squadra con l’attuale allenatore? 

"Ottimo. Lui è un grande amico, abbiamo fatto tante battaglie insieme ed è bello vedere come ha raggiunto questi successi". 

In pochi se lo sarebbero aspettato quando Marotta e Ausilio lo hanno chiamato all’Inter. 

"Ma non è una casualità, lui è stato sempre in grado di mostrarci un calcio semplice, anche dal punto di vista della comunicazione, con la squadra e verso l’esterno. Lui ha anche questo come talento: fa capire a tutti che il calcio non è un qualcosa di irraggiungibile o i giocatori delle entità intoccabili". 

Con Chivu ho fatto tante battaglie, bellissimo vederlo vincere così

Un tocco di leggerezza, che non guasta. 

"Il calcio è divertimento per prima cosa, è bello. Poi, certo, ci sono momenti difficili e momenti più belli, però a me personalmente è piaciuta tantissimo la sua semplicità nel parlare, nel comunicare e nel dire le cose terra terra. Per tutti". 

Rivede un po’ di Mourinho in Chivu? 

"No, sono diversi. Sono molto diversi. Mourinho è una persona che fa della comunicazione un qualcosa che usa un po’ per “guerreggiare” e cercare di togliere l’attenzione dalla squadra, dalla società, cercando di farsi carico lui di tutte queste battaglie. Ed è bravo, anzi bravissimo, a fare quel che fa". 

E Chivu? 

"Cristian è una persona che non vuole entrare in discussione, non vuole litigare con nessuno. Applica il linguaggio del calcio. In una parola: semplicità. Quando lui parla, si capisce che tipo di formazione ha avuto. Il suo percorso, fin dall’inizio, da quando era all’Ajax, di cui è stato anche capitano, parla per lui". 

Lei si sarebbe divertito in questa Inter? 

"Assolutamente sì. Penso proprio che sarebbe stato facile giocare con questa squadra: sono tutti molto forti, hanno avuto un dominio importantissimo e quindi sicuramente a volte c’era anche da correre meno o meno da andare a cercare di recuperare i palloni. Perché per la maggior parte del tempo il gioco era sempre in mano dell’Inter. E questo ha fatto la differenza".

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