Conti, cinquantatré anni da protagonista: perché la Roma perde molto più di una bandiera

1 ora fa 3
Bruno Conti during the awarding ceremony for Francesco Totti in the AS Roma's Hall of Fame before Champions League match AS Roma vs Real Madrid CF at the Olimpico Stadium in Rome, Italy, 27 November. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Dopo una straordinaria carriera da calciatore è rimasto a Trigoria, mettendo la sua esperienza al servizio del club. A cui ha portato in dote parecchi milioni, giustificando per intero il compito che gli è stato assegnato in tutti questi anni

Alessandro Vocalelli

Opinionista

3 luglio - 18:49 - MILANO

Quante volte abbiamo parlato, spesso invocandole, delle bandiere nel calcio? Giocatori in grado di rappresentare anche plasticamente il senso d’appartenenza, di identificarsi con i tifosi, di fare da ponte tra passato, presente e futuro. Un concetto che, a volte anche strumentalmente, i dirigenti hanno piegato a loro favore, per una questione semplicemente d’immagine. Un ruolo, a volte svuotato di altri contenuti, di semplici ambasciatori. Quello che invece non ha mai rappresentato Bruno Conti, anzi brunoconti tutto d’un fiato, che in questi giorni ha annunciato, senza riuscire a trattenere le lacrime, il suo addio alla Roma dopo 53 anni trascorsi tra campo e scrivania. Una  notizia che, schiacciata tra le indiscrezioni di mercato e gli echi del campionato del mondo, è passata un po’ sotto traccia. E che invece, capiremo anche il perché, ha rappresentato - nell’ultimo mezzo secolo, è proprio il caso di dirlo - quasi un unicum. Perché di esempi così, anche in giro per il mondo, ce ne sono pochissimi.

Abbonati, puoi disdire quando vuoi.

Leggi l’intero articolo