Affrontare un torneo dal vivo, significa anche guardare in faccia il proprio avversario. Per quanto non esista una ricetta "universale" il corpo parla forse più del poker. La famosa "mano tremolante" non è l'unico indizio, la lista dei tells è lunga e va adattata da giocatore a giocatore. Vediamo come riconoscere un tell
Esiste una lunga narrativa sul corpo umano al tavolo da poker. I giocatori meno esperti tendono a dare "indicazioni corporee": sappiamo approfittarne? Vediamo insieme quali sono e come riconoscere i tells più comuni di un giocatore che affrontiamo in un torneo
COSA DICEVA DOYLE BRUNSON
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Una delle più grandi leggende al tavolo, vincitore di due Main Event con la stessa starting hand (10-2), autore di uno dei libri che ha cambiato la storia del poker. Il signore in questione è Doyle Brunson, scomparso nel 2023. Tra le tante frasi iconiche, una riguarda il comportamento delle persone al tavolo: "Il poker è un gioco di persone, giocato con le carte. Non un gioco di carte, giocato con le persone." Spesso infatti dobbiamo concentrarci sulla persona, che può rivelarci le carte che ha in mano. La chiave è quel "rivelare" che in inglese si traduce "to tell". Da qui il termine "tells" che sta ad indicare una serie di comportamenti involontari che assume un giocatore e che tendono (ripetiamo, tendono) a dare indicazioni sulla forza o la debolezza del suo punto. Iniziamo dicendo che non esiste una guida universale. Non è che tutti assumono gli stessi linguaggi non verbali. Dobbiamo prima inquadrare la tipologia di giocatore: se sta sempre in silenzio, quell'attitudine è "universale" per il suo gioco. Una mano "non parlata" da parte sua è standard visto che è un silenzioso di natura. Una prima scrematura possiamo averla da braccia, occhi, postura e tempo. Questi aspetti sono più genuini nei giocatori ricreazionali. Il professionista sta attento a tutto e lavora anche sul non dare tells evidenti
COME RICONOSCERE I TELLS PIU' COMUNI
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Ci hanno spesso parlato della famosa "mano che trema". Come interpretarla? Siamo di fronte a uno dei tell che un giocatore non esperto raramente riesce ad evitare. Se arriva una puntata con mano tremolante spesso significa che il sistema nervoso reagisce con una scarica di adrenalina. Eccitazione uguale gioia. Quindi mando forte. Se pensate che tremare significhi paura, provate a fare call. Rimarrete delusi. La postura, se interpretata al meglio, è una chiave fondamentale. Anche qui è il cervello che va in rilassatezza o protezione. Avere le braccia conserte, muovere il corpo in direzione del tavolo può essere un segnale: di cosa? Per rispondere confrontiamolo con il comportamento opposto: chi si "allontana" dal tavolo appoggiando la schiena sulla sedia cosa sta facendo? Il primo caso, spesso, ci porta a pensare a preoccupazione, il secondo a tranquillità. Per quanto qualcuno possa sorridere dinanzi a questa "scienza comportamentale" non dobbiamo sottovalutarla. Poi c'è lo sguardo: distogliere subito gli occhi dal board, guardare le proprie chips o quelle dell'avversario. Quante volte lo avete notato? Il più delle volte è segno di forza: non serve analizzare a lungo il flop perché (probabilmente) il nostro avversario ha già trovato quel che gli serviva. Infine c'è tutta una letteratura sul tempo utilizzato per fare azione, in particolare il check. Prendersi tanto tempo per decidere, fissare il board e l'avversario e poi fare check è un atteggiamento forzato, una sorta di recita. Si vuole trasmettere indecisione ma il più delle volte, quel tell, rappresenta forza. Ancora una volta ricordiamo che quelli elencati sono atteggiamenti da studiare, non una guida definitiva. Altrimenti sarebbe troppo facile
2 giugno - 13:19
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