Cobolli, Berrettini, Arnaldi e una certezza: l'Italia del tennis non tradisce mai

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Berrettini sta ritrovando sé stesso, Arnaldi ha riscoperto continuità e fiducia, Cobolli continua a crescere. Il nostro tennis non è mai stato così in salute

Paolo Bertolucci

Opinionista

2 giugno - 09:37 - MILANO

Se c’era un giocatore nel circuito che aveva bisogno di una giornata come questa, era Matteo Berrettini. Non tanto per il livello del rivale o per il peso specifico del risultato, quanto per quello che questa vittoria rappresenta nel suo percorso. Chi ha seguito gli ultimi anni della carriera del romano finalista a Wimbledon cinque anni fa, sa perfettamente quanta fatica abbia dovuto sopportare. Gli infortuni, le soste forzate, il lavoro quotidiano lontano dai riflettori e, soprattutto, la necessità di ritrovare fiducia ogni volta che il fisico, o la mente, sembrava tradirlo. Matteo arrivava da una battaglia di cinque ore e un quarto, una di quelle partite che lasciano inevitabilmente conseguenze nelle gambe e nella testa. La domanda era semplice: come avrebbe reagito il suo corpo già fiaccato da tanti guai? La risposta è stata estremamente incoraggiante. È sceso in campo con la giusta intensità, ha gestito bene le energie e soprattutto ha dimostrato di aver assorbito uno sforzo enorme senza accusarne il peso. È questo l’aspetto che conta di più. Quando un giocatore con il suo passato recente riesce a recuperare così bene da una maratona del genere, significa che il lavoro sta andando nella direzione giusta. È il segnale chiaro che la preparazione fisica è solida, che il corpo risponde e che il rischio di ricadute si riduce. Per un tennista che ha vissuto mesi complicatissimi, questa continuità vale quasi più di una vittoria. Ma c’è anche un altro aspetto che non va sottovalutato. Berrettini aveva bisogno di riempire nuovamente il serbatoio della fiducia. Doveva ritrovare la gioia di stare in campo, la felicità di sentirsi competitivo e protagonista. Le vittorie alimentano il ranking, ma soprattutto irrobustiscono la convinzione, spesso il carburante più prezioso per chi ha un percorso vincente quanto accidentato.

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