Alla pompa e allo sportello bancario
le piccole imprese conoscono bene la stessa legge non scritta: i
costi sono molto sensibili quando si tratta di salire, ma
diventano assai più pigri quando devono scendere. Per artigiani
e piccole imprese il denaro resta caro, soprattutto quando il
finanziamento richiesto è di importo contenuto: proprio la
tipologia più frequente per acquistare un macchinario,
rafforzare la liquidità, pagare fornitori.
È quanto emerge da una elaborazione della Cna sui tassi
applicati ai finanziamenti alle imprese al 31 dicembre 2025. Il
dato più evidente è che, a parità di finalità, il denaro costa
molto di più a chi chiede poco. Una distorsione che rischia di
trasformare il credito da leva di crescita a fattore di
selezione.
Per i finanziamenti destinati agli investimenti, il TAEG
medio nazionale si attesta al 3,96%. Ma il costo varia in modo
significativo in base all'importo del prestito: si passa dal
3,58% delle operazioni superiori a un milione di euro al 6,08%
dei finanziamenti fino a 50mila euro, con un differenziale di
2,5 punti percentuali. Anche la fascia immediatamente
successiva, tra 50mila e 125mila euro, resta su livelli elevati,
con un tasso del 5,50%.
Il divario territoriale aggrava ulteriormente il quadro. Nel
Sud e nelle Isole il TAEG medio sui finanziamenti per
investimenti arriva al 4,54%, contro il 3,96% nazionale. Per le
operazioni fino a 50mila euro il tasso sale al 6,30%, mentre per
quelle tra 50mila e 125mila euro si attesta al 6,20%. I tassi
più contenuti si registrano invece nel Nord-Est.
Anche il dettaglio regionale conferma una forte dispersione. I
costi più elevati si rilevano in Valle d'Aosta, con il 5,30%, e
in Calabria, con il 5,02%. I valori più bassi si registrano in
Liguria, con il 3,43%, e nel Lazio, con il 3,60%.
"Per una piccola impresa un finanziamento da 30, 40 o 50mila
euro può significare acquistare un macchinario, digitalizzare un
processo, assumere una persona, pagare fornitori o superare una
fase di tensione finanziaria", sottolinea il presidente Cna
Dario Costantini. "Se però il piccolo credito continua a costare
molto più del credito di grande dimensione, il rischio è che gli
investimenti vengano rinviati e che la liquidità diventi sempre
più onerosa proprio per le imprese più radicate nei territori".
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2 ore fa
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