Claudio Marchisio: "Trussardi è elegante come la Serie A di inizio anni 2000"

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L'ex della Juve, volto della nuova campagna Primavera/Estate 2026: "Per avere successo non serve cambiare la propria natura"

Gianluca Zappoli

26 aprile - 14:20 - MILANO

Non fa rumore, ma lascia il segno. È una forza che evita di alzare la voce o di cercare lo scontro. Eppure resiste. È la gentilezza. In un tempo che premia l’urgenza e l’eccesso, Trussardi sceglie di raccontare un’altra forma di rivoluzione, silenziosa e quotidiana, fatta di gesti misurati e presenza consapevole. La chiama Resistenza Gentile. Perché in un mondo che non si ferma mai, scegliere la gentilezza – davvero – è ancora il gesto più radicale. È in questo contesto che incontriamo Claudio Marchisio, volto della nuova campagna Primavera/Estate 2026 e interprete perfetto di un’eleganza che non ha bisogno di ostentarsi. Accanto a personalità come l’attore Rupert Everett, l’ex centrocampista della Juventus e della Nazionale dà vita a una narrazione collettiva che celebra uno stile di vita fondato su equilibrio, autenticità e significato.

Se dovesse descrivere oggi il “Marchisio calciatore” in tre parole...

"Equilibrio, appartenenza e visione. L’equilibrio è fondamentale per un centrocampista, mi definivano box-to-box perché amavo attaccare, ma anche coprire ogni zona del campo. L’appartenenza racconta la mia storia: ho indossato per anni una maglia che sentivo come una seconda pelle (tra le giovanili e la prima squadra, ha passato 24 anni nella Juventus; ndr). E poi la visione, la capacità di anticipare il gioco, è da lì che nascevano molti dei miei inserimenti".

C’è una partita che rigiocherebbe? 

"Tutte quelle che si sono concluse con una vittoria. È quella felicità pura che ti resta dentro. Anche le sconfitte sono state importanti, ma se devo scegliere torno ai momenti di trionfo".

L’avversario che la impressionò più di tutti?

"Andrés Iniesta. Contro di lui era tutto più difficile e, allo stesso tempo, bellissimo. Aveva una visione incredibile, sembrava sempre un passo avanti".

Dopo il ritiro, qual è stata la sfida più difficile che ha dovuto affrontare?

"Il Covid ha reso tutto più complicato (si è ritirato nel 2019; ndr). Ma non ho mai avuto paura del dopo: già a fine carriera avevo iniziato a costruire altro. Ho solo dovuto ridisegnare le mie giornate".

Se non fosse diventato calciatore?

"Probabilmente avrei lavorato nel mondo dei viaggi. Amo la geografia, scoprire posti nuovi".

É sempre stato considerato uno dei più eleganti: quanto conta lo stile?

"Molto. Ma per me significa sentirsi a proprio agio. Dietro ogni capo c’è una storia, ed è questo che mi affascina".

Eleganza innata o costruita?

"Credo naturale. Non ho mai vissuto l’abito come obbligo, ma come qualcosa che mi rappresenta".

Il suo stile è cambiato dopo il ritiro?

"Sì, oggi ho più libertà. Prima era tutto legato al calcio, ora posso adattarmi ai diversi momenti della giornata".

Un capo irrinunciabile?

"L’abito. È versatile: può diventare sportivo o elegante con pochi dettagli".

Sneakers o scarpe classiche? 

"Dipende dall’occasione. Ho una vera passione per le calzature".

Come nasce la collaborazione con Trussardi?

"È un marchio che ha accompagnato parte della mia carriera. Cercavo un brand con storia e visione. Il progetto Resistenza Gentile mi ha colpito subito: messaggio forte, ma espresso con misura".

Che cosa significa rappresentarlo? 

"Responsabilità. Spero di essere all’altezza della sua storia e della sua visione futura".

In quali valori del brand si riconosce?

"Dedizione, discrezione e qualità. Un’idea di lusso che non è ostentazione".

Se lo stile Trussardi fosse un tipo di calcio, quale sarebbe?

"Il calcio italiano dei primi Anni 2000: talento, creatività, classe".

Moda e calcio sono troppo legati all’immagine?

"Il rischio c’è. La sfida è dare contenuto all’immagine, altrimenti resta vuota".

Se il suo armadio potesse parlare? 

"Direbbe che sono un precisino".

Che cos’è per lei la “resistenza gentile”?

"Restare fedeli ai propri valori senza alzare i toni. È scegliere il garbo anche sotto pressione. L’ho fatto spesso nella mia carriera: rispondere con i fatti, non con lo scontro".

In un mondo competitivo, quanto è rivoluzionaria la gentilezza?

"Molto. È quasi un atto di ribellione. La vera forza non è urlare più forte, ma mantenere lucidità. È anche un messaggio per i giovani: non serve cambiare la propria natura per avere successo".

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