Il volto del bimbo diventò la mascotte della Gazzetta per tutto il trionfale Mondiale in Germania: allora aveva 10 anni
Dopo la partita d’esordio contro il Ghana, la Gazzetta pubblicò la foto di un bimbo biondo dal sorriso gioioso, una fascia tricolore sui capelli, le guance pitturate e la scritta Italia sulla fronte. Diventò la nostra mascotte per tutto il trionfale Mondiale 2006. Figlio di mamma siciliana e papà tedesco, Christian aveva 10 anni. Oggi ne ha 30, laureato e brillante professionista a Stoccolma, dove vive con la fidanzata svedese che sposerà. Martedì era allo stadio con amici per Svezia-Polonia. "Io seguivo Bosnia-Italia sul cellulare. La Svezia è passata, noi no. Ma i miei amici non hanno infierito e io ci ho fatto l’abitudine. Neanche stavolta i bambini italiani proveranno le emozioni e l’orgoglio che ho provato io. Germania-Italia, il massimo... Il tiro del 2-0 di Del Piero sembrava che mi arrivasse in faccia, ero proprio dietro la porta. La finale la vedemmo a Roma e poi la festa al Circo Massimo".
sfascio
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Ecco lo sfascio sociale provocato dalla terza Apocalisse. L’abitudine. Mondiali ’86, ’90, ’94, ’98: ci eliminarono Platini, Maradona, il Brasile e Zidane. Quelli erano i nostri competitors. Cenavamo alla tavola dei re. Ora ci hanno fatto fuori Svezia, Macedonia e Bosnia. Non ci fanno più accomodare ai Mondiali. Nobili decaduti, ci stiamo abituando a una nuova miseria, ci sfamiamo alle mense sociali. L’orgoglio d’appartenenza è il ponte che unisce alla patria chi è lontano. Spezzarlo è un crimine. "Noi siamo italiani, bravi a cucinare e a giocare a calcio", ripetevano nel mondo quelli come Christian. Ci restano gli spaghetti. Per l’orgoglio sportivo bisogna chiedere ai “dilettanti” di Gravina.

