Chiusura Stretto di Hormuz, primi effetti sui prezzi: sale il petrolio, vola il gas

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Alla riapertura dei mercati in seguito all'attacco congiunto Usa-Israele nei confronti dell'Iran si registra un aumento del prezzo del greggio e un'impennata di quello del Gnl. QatarEnergy ha interrotto la produzione di gas dopo che uno dei suoi impianti operativi è stato colpito da un drone

Marco Bruckner

2 marzo 2026 (modifica alle 14:59) - MILANO

La chiusura dello stretto di Hormuz, voluta dalle autorità iraniane in seguito all'attacco militare sferrato dagli Stati Uniti e Israele nella giornata di sabato 28 febbraio 2026, inizia ad avere i suoi primi effetti sul mercato. E non poteva che essere così: ogni giorno, da lì, passa circa un quinto del fabbisogno mondiale di petrolio e gas naturale. La mossa di Teheran, già minacciata ma infine scongiurata dopo la guerra di giugno, ha provocato un aumento del prezzo del petrolio e una vera e propria impennata di quello del Gnl (gas naturale liquefatto). Il greggio è infatti salito con una percentuale compresa tra il 7 e il 9% (le oscillazioni di prezzo del Wti americano e del Brent europeo sono state simili), mentre il prezzo del gas europeo (ovvero l'indice Ttf) è schizzato alle stelle, con aumenti compresi tra il 40 e il 50%. Parlando di cifre, alle 13.20 del 2 marzo 2026, questi sono i prezzi dei prodotti precedentemente indicati: il petrolio Wti è quotato tra i 71 e i 72 dollari al barile, il Brent tra i 78 e i 79, mentre il gas Ttf a circa 45 euro al megawattora (MWh).

qatarenergy chiude la produzione

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A incidere sull'aumento del prezzo del gas c'è anche l'interruzione di produzione da parte di QatarEnergy. L'impianto di Ras Laffan del colosso qatariota, infatti, è stato colpito da un drone, come confermato dal ministro della difesa di Doha. Non è stato comunicato per quanto la società interromperà la produzione di Gnl.

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