"Oltre alla sospensione temporanea
del Patto di Stabilità, serve un 'Next Generation Eu-bis' che,
su base volontaria, consenta agli Stati membri di accedere a
risorse a fondo perduto o prestiti, per affrontare con maggiore
solidità sia le crisi militari e geopolitiche in atto che la
transizione verso l'utilizzo di fonti energetiche sostenibili".
Lo sostiene l'Ufficio studi della Cgia di Mestre (Venezia),
analizzando l'aumento dei prezzi dell'energia elettrica e dei
carburanti.
"E' ormai evidente - sottolinea l'associazione di categoria -
che le misure adottate dai singoli Paesi dell'Ue non sono
efficaci in quanto temporanee, con un impatto economico molto
contenuto e, soprattutto, in totale assenza di coordinamento. È
ormai chiaro a tutti che nessun Paese dispone da solo delle
risorse necessarie per reggere l'urto. Serve quindi una regia
sovranazionale che, come già accaduto nel post-pandemia,
sostenga in modo concreto le economie più fragili nell'interesse
comune".
In assenza di un intervento, prosegue la Cgia, "la politica
monetaria restrittiva diventa l'unico strumento di risposta, con
effetti recessivi sproporzionati. Consentire agli Stati di
sterilizzare questi rincari tramite riduzioni fiscali, sussidi
mirati o meccanismi di compensazione, aiuta a spezzare la
trasmissione inflazionistica senza deprimere la domanda
aggregata. In secondo luogo, vi è una questione di equità e
stabilità sociale. L'energia è un bene essenziale e la sua
incidenza sul reddito è maggiore per le famiglie a basso e medio
reddito. Un intervento coordinato a livello Ue evita risposte
frammentate e disomogenee che potrebbero accentuare divergenze
tra Paesi".
Oltre a un provvedimento strutturale che, nell'arco di 5-7
anni, acceleri la transizione energetica, "serve sospendere
temporaneamente il Patto di Stabilità - aggiunge la Cgia -
permettendo ai Paesi membri di contenere il caro energia senza
impatti sul rapporto deficit/Pil. Come già avvenuto nel
2022-2023, Bruxelles dovrebbe autorizzare il taglio dell'Iva
sulle bollette, introdurre un tetto al prezzo del gas per
arginarne la volatilità e prevedere un contributo di solidarietà
sugli extraprofitti delle grandi multinazionali dell'energia che
in questo momento stanno realizzando utili spaventosi. Senza una
'copertura' dell'Ue, appare evidente - conclude l'Ufficio studi
- che le misure di sterilizzazione degli aumenti dei prodotti
energetici prese dai singoli Stati risultano essere poco
incisive e del tutto insufficienti".
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