Il 25 maggio RedBird annunciava i quattro, clamorosi licenziamenti. Un mese dopo ci sono un nuovo allenatore e una nuova struttura dirigenziale costruita dall'interno. Ma le cose sono andate ben diversamente da come immaginava Cardinale
Il Diavolo è surreale per definizione. Ma, pur dopo gli sconquassi con i quali si è conclusa la scorsa stagione, nemmeno lo sceneggiatore più ardito e trasgressivo avrebbe potuto immaginare un mese vissuto in questo modo. Lunedì 25 maggio-giovedì 25 giugno: in questo lasso di tempo il Milan è diventato un'entità liquida, privata delle pareti, a cui Cardinale ha cercato di fornire un nuovo contenitore. Se c'è riuscito lo dirà il tempo e probabilmente non occorrerà attendere troppo. Intanto, mentre tutti - ma proprio tutti: tifosi, media, agenti - cercano di capire la direzione reale che sta imboccando il club, una cosa la si può affermare incontrovertibilmente: per la forma che ha acquisito adesso, non è il Milan che RedBird aveva in mente un mese fa. Non si tratta di una sentenza fallimentare - la curiosità, anzi, è parecchia -, ma nuda cronaca. Vediamo perché.
azzeramento
—
Il giorno dopo lo sprofondo col Cagliari, match in cui il Diavolo calcia in curva un rigore a porta vuota certificando il secondo fallimento sportivo consecutivo, tra Casa Milan e Milanello si aprono le bocche dell'inferno. Con un comunicato unico - a questo livello un unicum non solo in termini rossoneri -, si sono ritrovati alla porta amministratore delegato, direttore sportivo, allenatore e responsabile scouting. Tutto molto americano e, allo stesso tempo, tutto molto inquietante dal momento che in un colpo solo è stata azzerata la parte sportiva e il vertice di quella finanziaria. Nelle ore successive alla storica epurazione, dal club erano filtrate tempistiche più che accettabili per ripristinare management e allenatore: si parlava di una settimana o poco più, iniziando dalla dirigenza per poi arrivare alla scelta del nuovo tecnico. Una catena di nomine logica: l'allenatore dovrebbe essere indicato dai dirigenti dell'area tecnico-sportiva. Ma a quel punto, tutte le idee iniziali hanno iniziato a scontrarsi con la realtà dei fatti e quello che Cardinale immaginava come un domino è diventato una serie di tessere senza corrispondenza.
voci
—
La prima mossa, obbligata, è stata il trasferimento - tramite Cda - delle deleghe da Giorgio Furlani a Massimo Calvelli in modo da garantire la continuità del potere di firma e della gestione ordinaria del club. Calvelli, consigliere di amministrazione e uomo di assoluta fiducia di Cardinale, lì per lì ha però fatto capire che per lui si tratterebbe di un incarico pro tempore. Il suo obiettivo non era quello di diventare il nuovo Ceo. Ma intanto, sta traghettando lui. Poi hanno iniziato a rincorrersi le voci su direttore sportivo/direttore tecnico e allenatore. Non necessariamente in quest'ordine. La difficoltà maggiore? Portarsi in casa in tempi rapidi un dirigente e un allenatore compatibili. Tradotto: un tecnico approvato dal direttore sportivo. Il primo nome, su cui il Milan si indirizza con molta decisione è quello di Iraola. Profilo giochista, intrigante, offensivo come da linee guida della proprietà. Il basco però è poco convinto, preferisce legittimamente rimanere in Inghilterra e infatti nei giorni successivi trova l'accordo col Liverpool: una sfida ingiocabile per un Milan in totale ricostruzione.
regole d'ingaggio
—
Entrano nel calderone altri profili come quello di Xavi per la panchina e Beguiristain per l'area tecnica, piste che però non si scaldano mai per davvero. La clessidra, intanto, scorre inesorabile e il Milan è totalmente e obbligatoriamente fermo. Nel frattempo spunta il nome di Rangnick. O meglio, rispunta dopo l'abboccamento del 2020. Le regole d'ingaggio del boss tedesco sono le stesse di allora: carta bianca totale sull'operatività, scelta dell'allenatore, del ds, del capo scouting, supervisione del settore giovanile e staff molto nutrito (e quindi oneroso). Con Rangnick non arriva soltanto un dirigente, ma un progetto intero mutuato dalla felice gestione nel calcio targato Red Bull. E' un progetto imponente, per molti versi rischioso - se va bene, svolti; se va male, è un bagno di sangue - e quindi Cardinale si prende tutto il tempo per rifletterci su. Troppo per i gusti di Rangnick che, pressato pesantemente dalla federcalcio austriaca, comunica al Milan di aver esaurito il tempo dell'attesa. Resta ct dell'Austria. Si valutano anche altri candidati: su tutti Ramon Planes e Devin Ozek, considerato un enfant prodige in Germania. Colloqui, casting, confronti coi candidati e interni al club, che però non portano a una fumata bianca.
candidati
—
Intanto, prosegue parallelamente la ricerca dell'allenatore. Entra in ballo Pochettino, attuale ct degli Usa, nome slegato da quelli papabili per la dirigenza. E rimangono in auge anche due nomi legati a Rangnick. Quello di Glasner (che vuole fortemente Milanello e dice no al Feyenoord) e quello di Jaissle. Lo scorrere dei giorni però raffredda entrambi, con un fixing che si divide fra alti e bassi (Glasner, in particolare, a un certo punto era sembrato davvero molto vicino). Fino a quando spunta il candidato che sbaraglia tutti: Amorim convince Cardinale e Ibrahimovic e nel giro di una decina di giorni firma col Milan. Tutto risolto? Mica tanto. Il portoghese è un profilo interessante e gradito ai piani alti del Milan, ma in quel momento si ritrova nella sgradevole posizione di tecnico senza un'area sportiva. Perché nel frattempo è saltato burrascosamente lo sbarco a Milanello di Marcus Krösche e Timmo Hardung, i maghi tedeschi delle plusvalenze che si sono distinti all'Eintracht. Salta tutto quando a Francoforte vengono a sapere soltanto a cose fatte dell'accordo informale tra i suoi dirigenti e il Milan. Il club tedesco si impunta, decide di non liberare i suoi uomini (se non attraverso un corposo indennizzo che il Milan rifiuta di versare) e il Diavolo si ritrova senza dt, senza ds e con un allenatore solo soletto.
in questi giorni
—
La perfida clessidra intanto prosegue a scorrere, il giorno del raduno si avvicina, il mercato continua a restare in freezer e l'ansia sale. Così Cardinale opta per la soluzione interna, che è anche la meno impattante dal punto di vista economico. Se sarà una soluzione-ponte o qualcosa di più definitivo lo sanciranno i risultati sul campo, ma intanto si prosegue in questo modo: Calvelli con compiti da ad, affiancato da David Castelblanco (Head of Sports & Media di RedBird); Hendrik Almstadt, direttore del player trading (in pratica il ds); Bobby Gardiner, direttore della Football Intelligence del Milan (l'uomo dei dati e degli algoritmi); Donato Lomonte, capo scouting. Dopo cento nomi, mille indiscrezioni e altrettanti incontri, il nuovo Milan riparte così: 25 maggio-25 giugno, un mese vissuto pericolosamente. Per la serie: cosa è successo, cosa non è successo e cosa avrebbe dovuto succedere...



