Caso Minetti: verifiche di ministero e pg, indagini all'estero e caso riaperto

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L'empasse sul caso della grazia per Nicole Minetti è durata meno di una giornata, anche se la vicenda sembra appena cominciata. Poche ore dopo la richiesta della presidenza della Repubblica, il ministero della Giustizia conferma che la procedura che ha portato al provvedimento di clemenza è state seguita in maniera corretta.

Ma a via Arenula sanno che non basta questo e così contestualmente è stata firmata l'autorizzazione richiesta dalla procura generale della Corte d'Appello di Milano per nuove verifiche sugli elementi che hanno portato a quella grazia.

Ad alimentare dubbi, prima del Colle poi degli uffici di via Arenula, sono le ombre calate sull'adozione di un bambino uruguaiano dopo l'inchiesta del Fatto Quotidiano. Era stato proprio quell'accoglimento familiare, legato alle condizioni di salute precarie del piccolo, a portare quindi al procedimento in favore di Minetti, che però adesso appare di fatto sub judice.

Nell'istanza di grazia si sostiene che già nel 2021 Minetti abbia portato il bambino di origini uruguaiane negli Usa per un delicato intervento chirurgico al Boston Children's Hospital, dopo due pareri contrari all'operazione del San Raffaele di Milano e dell'ospedale di Padova. Per tale ragione il bambino sarebbe stato operato negli Stati Uniti. L'istanza firmata dai legali di Minetti evidenzia che l'intervento a Boston non è stato risolutivo, tanto che all'ultimo controllo del 16 aprile 2025 sarebbero emersi rischi di recidiva e complicazioni.

Inoltre - sempre secondo il Fatto - il bimbo avrebbe una madre biologica in Uruguay per la quale le autorità locali avrebbero diramato recentemente un ordine di rintraccio a suo nome. Non solo una nuova madre. Minetti ha adottato il bambino assieme al suo compagno, Giuseppe Cipriani, erede della dinastia dell'Harry's Bar che compare negli Epstein files. Nei file ci sono diverse mail tra i due e i suoi locali - stando a quanto hanno scritto in molti - venivano considerati "terreno di caccia" da Henry Weinstein.

Di fronte a questa serie di informazioni giornalistiche, la procura generale della Corte d'appello di Milano, dopo il via libera del ministero, apre una nuova pista all'estero per effettuare nuovi accertamenti a partire da Uruguay e Stati Uniti. Anche perché al momento in Italia tutto risulta regolare, almeno dal punto di vista procedurale. Saranno i nuovi accertamenti a dire se anche gli elementi presentati da Minetti siano attendibili.

"Abbiamo acquisito i dati e svolto gli accertamenti che ci richiedeva il ministero. La procedura riguardante la richiesta di grazia ci è arrivata dal ministero a fine 2025. Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non emergevano dati anomali. L'acquisizione documentale è avvenuta attraverso i riscontri sanitari dei carabinieri", ha spiegato all'ANSA il sostituto procuratore, Gaetano Brusa, che all'epoca della richiesta si è occupato degli accertamenti.

Resta da capire cosa potrebbe succedere nelle prossime ore. Al momento la grazia per Minetti non è sospesa né revocata, ma ciò potrebbe avvenire se venisse accertato che il provvedimento è stato ottenuto basandosi su presupposti falsi o mendaci.

Dunque l'affaire Minetti è tutt'altro che concluso. Una volta terminate le verifiche della procura generale della Corte d'Appello, il Guardasigilli prenderebbe atto di ciò che emerso, nel bene e nel male, comunicandolo al presidente della Repubblica.

Nell'istanza presentata dagli avvocati della ex igienista mentale, posti a fondamento della domanda, c'erano i suoi "straordinari profili umanitari, la necessità di assicurare continuità di cura e stabilità familiare e la sua rieducazione e reinserimento sociale maturati nel tempo". Concetti ribaditi nell'istruttoria di cinquanta pagine, che ha posto le premesse alla grazia. Documento che è passato dall'ufficio legislativo del ministero e sarebbe approdato anche sulla scrivania dell'allora capo di gabinetto del ministro Giusi Bartolozzi.
    
   

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