L'ex attaccante: "Antonio lotterà per vincere di nuovo, ma occhio alle squadre di Gasperini. Hojlund? Ricomincerà a segnare"
Saudade: di Napoli, dell’Italia, di Maradona, d’un mondo ch’è stato il suo e suo rimane. "Ogni volta che sono qua, sono sommerso d’amore". Antonio de Oliveira Filho è romanticamente, per chiunque, Careca, ed è un tempo che resta, scolpito nella memoria, il senso gioioso per il football, per quel Napoli che ha segnato un’epoca e anzi l’eternità.
Careca, puntualmente, ogni volta che si sfidano Roma e Napoli, si ripensa a quel suo gol nella stagione del secondo scudetto. Una magia...
"Ma io non facevo gol brutti... Ne ricorda qualcuno?".
E in questo giro che si è fatto in Italia, ne ha visti pure di assai belli.
"I due di Neres contro l’Atalanta ma anche quello di Scamacca, a dire il vero. Anzi, a me quel ragazzo piace proprio tanto, sarebbe da prendere per chiunque. E penso che possa servire alla Nazionale italiana".
In Brasile, come attaccanti, non siete mai messi male.
"Non passiamo lamentarci, l’esplosione di Estevao aggiunge qualità altissima. Calciatore pazzesco, un sinistro che seduce. Gli viene naturale tutto. E in Premier e in un club come il Chelsea puoi solo crescere. Ma la garanzia è in panchina, si chiama Ancelotti. È stato accolto in un clima vagamente critico, mentre la sua carriera avrebbe meritato solo consenso: ha vinto ovunque, ha un’autorevolezza fondata sul vissuto e, particolare non secondario, è una gran bella persona. Io di Ancelotti sono stato solo avversario in quelle sfide epiche tra Napoli e Milan, giocammo poi contro all’addio di Baresi: questo per dire che non sono condizionato nel giudizio da un rapporto diretto. Per Carlo parla il campo".
E per l’Italia?
"È un momento critico, lo dimostra l’assenza da due Mondiali consecutivi. Non è consentito saltarne un terzo, significherebbe rimanere almeno 16 anni, poi, senza una vetrina del genere, che alimenta la passione e spinge i ragazzi all’emulazione. Scamacca, che mi è piaciuto proprio tanto la settimana scorsa, si sta riprendendo proprio per gli spareggi".
La sua presenza ha fatto bene a Neres.
"In quella posizione, vede bene la porta. E con la velocità che ha, se le condizioni della gara lo consentono, può filare dritto perché non lo prendono. Deve osare, ce l’ha nelle corde, con quella rapidità che mette i difensori in imbarazzo. Lo seguo da quando era ragazzino, mi attrae il suo modo di attaccare lo spazio. Contro il Qarabag ci ha messo anche una sforbiciata spettacolare".
La Roma non è l’avversario migliore, in questo momento.
"Gioca molto bene, anche se è lontana dagli standard dell’Atalanta di Gasperini. Ma ci arriverà".
Il calcio di Gasp l’ha conquistata?
"È bravissimo. Quando ero in Italia l’Atalanta non rientrava tra le protagoniste: lui l’ha trascinata a livelli altissimi e ha vinto l’Europa League dando spettacolo. Lo conobbi da calciatore, ragazzo serio, e da tecnico ha fatto ancora meglio. Per me, sarà lassù fino alla fine. E il destino un giorno dovrebbe premiarlo, consentendogli di conquistare un campionato. Però non subito, ecco, perché io tifo Napoli".
Roma-Napoli è sfida-scudetto?
"È la partita tra due candidate al titolo, ma è presto per dire che sia una gara decisiva. I campionati si vincono da marzo in poi, però i punti di oggi avranno un peso. Saranno 90’ delicati per entrambe, si giocherà sul filo dell’equilibrio, tra avversarie che un po’ si somigliano in tante cose".
Anche nei rispettivi allenatori?
"Vivono il calcio alla stessa maniera, per quello che leggo. Sempre elettrici, esigenti. Conte ha vinto tanto, non c’è da discutere. E Gasperini ha segnato un periodo indimenticabile per l’Atalanta e ora che sta avendo questa chance con la Roma sta incidendo come sa fare lui".
Quando è atterrato in Italia il Napoli era in difficoltà, ora che è partito l’ha lasciato in salute.
"A me non è mai sembrato in crisi, anche se i risultati non venivano e qualche sconfitta ha scatenato l’allarme. Però se ti fermi un attimo e dai un’occhiata all’infermeria ti accorgi che mancano 6 calciatori di livello internazionale: dover rinunciare a Lukaku, De Bruyne e Anguissa significa rimetterci fisicità e tecnica; poi senza Gilmour, Meret, Gutierrez sei impossibilitato a fare il turnover".
Lì dove giocava Careca adesso c’è Hojlund.
"Sta faticando un po’, si nota anche in piccoli dettagli. Ma la generosità e la disponibilità non sono in discussione: lavora per i compagni, si impegna, e forse la mancanza del gol è condizionante. L’errore dal dischetto appartiene alle dinamiche del calcio, non c’è da fare drammi. si scioglierà non appena tornerà a segnare. Ma deve stare sereno".
In quante per lo scudetto?
"Inter e Milan, oltre al Napoli e alla Roma. Non so se sarà possibile inserirne altre, non credo, però Como e Bologna stanno facendo molto bene e la Juve è sempre la Juve. Io però mi tengo quelle quattro".
Ha visto in tv il derby di Milano.
"Con un grandissimo e decisivo Maignan. Il Milan ha la mentalità di una grande, sa cosa vuole e lo ottiene. E devo ammettere che dall’Inter mi sarei aspettato qualche sconfitta in meno: se ne perdi 4 gare su 12 vuol dire che ci sono dei problemi. E se questi ko arrivano in tre scontri diretti, allora la preoccupazione si ingrossa. È vero che mancano ventisei partite ma certi segnali vanno raccolti. Sorvolo sul 2-1 di Madrid, può capitare al 93’".
Domanda inevitabile: questo calcio le piace?
"Vedevo la gara di Champions e pensavo con rimpianto ai miei tempi, alla Coppa dei Campioni. Quel Napoli avrebbe fatto divertire, riempiendo lo stadio sempre. E magari avremmo registrato il tutto esaurito anche fuori casa. Notavo certi spazi e mi immaginavo cosa sarebbe stato per me, Maradona, Giordano e Carnevale. Diego mi manca sempre e tanto, è stata una enorme ingiustizia se ne sia andato così presto. avevamo ancora tante cose da dirci".
Quando torna in Italia?
"Facile: per il quinto scudetto del Napoli. Verso aprile, dunque".



