Termina lo sconto sulle accise in vigore da tre mesi e mezzo: da domani benzina e diesel tornano ai prezzi pieni. Secondo le stime del Codacons il pieno costerà circa 3 euro in più, con il gasolio pronto a superare i 2 euro al litro in autostrada.
Laerte Salvini
3 luglio - 10:16 - MILANO
Da tre mesi e mezzo era diventata una piccola abitudine rassicurante: quei cinque centesimi in meno al litro che il governo aveva sottratto alle accise per attutire il colpo della crisi mediorientale. Da sabato 4 luglio, però, quella rete di protezione sparisce. Oggi, venerdì 3 luglio, è l'ultimo giorno in cui benzina e diesel restano calmierati, e salvo sorprese dell'ultimo minuto sarà anche l'ultimo capitolo di una misura ormai troppo cara per le casse dello Stato.
le nuove cifre
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Per i consumatori gli effetti assumono già un certo peso. Il Codacons ha fatto i calcoli: un pieno costerà agli automobilisti circa 3,05 euro in più. Da domani, una volta giunti alla stazione di servizio, significherà vedere il gasolio risalire fino a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria e sfiorare, anzi superare, la soglia psicologica dei 2 euro in autostrada, dove arriverà a 2,02. La benzina si assesterà in media a 1,86 euro sulla rete ordinaria e a 1,95 lungo le autostrade. Il meccanismo è semplice: l'ultimo decreto, quello del 5 giugno, prevedeva uno sconto di 5 centesimi al litro che, sommato all'Iva applicata sopra le accise, valeva in realtà circa 6,1 centesimi. Da domani quei centesimi tornano al loro posto, e il prezzo pieno ritorna.
il petrolio crolla, ma la pompa no
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Questo nuovo scenario si presenta in un momento in cui i costi dei rifornimenti sembra possano lentamente tornare alla normalità. L'aumento arriverà proprio mentre il greggio sta scivolando verso il basso a velocità sostenuta. Il Brent, il petrolio di riferimento per il mercato europeo, è passato dai 95 dollari al barile di inizio giugno ai 70,8 dollari di ieri: un tonfo del 25,5%. Un crollo verticale di cui, tuttavia, gli automobilisti non hanno praticamente visto traccia. Nell'ultimo mese i prezzi medi alla pompa sono scesi appena del 6%. Un miglioramento per il consumatore, ma ben lontano dal calo di prezzo della materia prima.
MANCANO I SOLDI
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Che la misura fosse agli sgoccioli non è una sorpresa. Da settimane gli esponenti dell'esecutivo lo lasciavano intendere. "Gli interventi sulle accise vanno a esaurirsi perché la bonaccia della pace ha generato un calo dei prezzi", aveva spiegato verso fine giugno il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, aggiungendo che nella situazione attuale lo sconto "non è più necessario". Nel frattempo, l'intera partita delle accise è costata alle casse pubbliche circa 2 miliardi di euro. Il costo degli sconti sul bilancio dello Stato, infatti, è senza dubbio il vero motivo per il quale il taglio delle accise sui carburanti non verrà confermato.
cosa dicono le associazioni
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Dal fronte dei consumatori e delle imprese la richiesta è unanime, e va oltre la singola proroga. Assoutenti, con il presidente Gabriele Melluso, avverte che lo stop "porterà a un immediato rincaro dei prezzi alla pompa con un effetto moltiplicatore sui listini al dettaglio e sull'inflazione", e chiede che le accise vengano ridotte "in modo strutturale e non attraverso misure spot legate alla guerra". Anche l'Unione Nazionale Consumatori invoca almeno la conferma dello sconto attuale, denunciando l'assenza di strumenti efficaci contro le speculazioni. Più sfumata la posizione della Confederazione Aepi: il presidente Mino Dinoi ammette che l'azzeramento del taglio "non è una bella notizia", ma riconosce che il governo deve "far fronte a esigenze di bilancio". La richiesta, in quel caso, è di visione strategica per le microimprese più che di aiuti a pioggia.
nuovi spiragli
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C'è comunque un margine di speranza. I prezzi consigliati stanno già scendendo: Eni ha tagliato la benzina di 2 centesimi al litro, Q8 ha fatto lo stesso sul gasolio. Se i segnali di distensione dal Medio Oriente reggeranno e i ribassi proseguiranno, il rimbalzo potrebbe risultare più morbido del previsto, e il governo potrebbe non dover intervenire di nuovo. Le insidie però non mancano: le quotazioni dei prodotti petroliferi nel Mediterraneo hanno avuto un'impennata nelle ultime sedute, con una tregua arrivata solo di recente. Il portafoglio degli automobilisti, insomma, resta appeso a un equilibrio ancora tutto da verificare.



