(di Claudia Fascia)
Il set, tra cinema e serie tv, e il
palco con un debutto teatrale a luglio. Cristiana Capotondi è
tra le attrici più versatili della sua generazione. A 46 anni
(da compiere a settembre), dopo un debutto da giovanissima, ha
costruito una carriera che spazia dal cinema d'autore alla
televisione e passando con naturalezza dalle commedie brillanti
a ruoli drammatici e più impegnati. "Faccio questo mestiere da
quando avevo 12 anni. Lo amo molto e lo considero veramente un
dono: sono una privilegiata, come tutte le persone che fanno il
lavoro che amano. Quindi non lo considero veramente un lavoro,
ma un sogno che continua a portarmi verso storie che mi aiutano
a diventare una persona migliore, verso occasioni di incontro,
verso possibilità di vedere luoghi, di crescere. Considero
questo mestiere un compagno di vita".
E dopo ruoli come quello di Lucia Annibali nel film tv Io ci
sono o Margherita Hack in Margherita delle stelle, per citarne
alcuni, "per il futuro mi piacerebbe continuare a raccontare
esempi positivi di donne che hanno rotto gli schemi, hanno
aperto strade conducendo una vita libera, senza stigmatizzazione
rispetto alle proprie scelte".
Da tre anni ha scoperto anche il teatro "e me ne sono
appassionata, anche se all'inizio non ero convinta, perché io
sono un animale diurno e ho sempre detestato la notte.
Immaginavo che sarebbe stato molto difficile, ma ho trovato una
soluzione: mangio prima dello spettacolo, così poi alle 10 e
mezzo è tutto finito". Il 14 luglio l'attende il debutto a
Castiglion Fiorentino (AR) dello spettacolo L'Attrice, scritto e
diretto da Giacomo Battiato. Un racconto teatrale che intreccia
ambizione, amore, successo e fragilità umane, tra commedia e
tragedia. "Poi seguirà la stagione invernale", annuncia
Capotondi che aggiunge: "A settembre, intanto, tornerò sul set.
A maggio invece ho finito di girare una serie Netflix (The
Label, con la regia di Luca Miniero, ndr). Nel mezzo spero di
potermi godere un po' di mare".
Sempre più attori e attrici si dedicano alla serialità, con
un cinema che avverte gli scricchiolii di una crisi sempre più
vicina. "Non è tanto il cinema in crisi, nel senso che non lo
sono i contenuti che invece vengono consumati moltissimo anche
sulle piattaforme - spiega l'attrice romana -: è la modalità di
fruizione in crisi, è la sala che manca di richiamo. Si va al
cinema per i grandi eventi, quindi probabilmente sta anche agli
autori cercare di intercettare i temi del nostro tempo, farli
diventare un'opera cinematografica come lo straordinario e
intelligentissimo, e artisticamente molto accattivante, caso del
film C'è ancora domani di Paola Cortellesi. Credo che il
pubblico abbia ancora voglia di andare in sala e che la
serialità, gli sceneggiati come si chiamavano una volta, non
abbia tolto nulla al cinema".
Pesa anche l'incertezza del mondo che ci circonda, un
elemento che non si può ignorare. "Quello a cui stiamo
assistendo è qualcosa di molto doloroso e di totalmente
inaccettabile - sottolinea l'artista, riferendosi alle violenze
in Medio Oriente e ricordando allo stesso tempo di essere figlia
di madre ebrea -. Non mi interessa che sia un genocidio o che
non lo sia, per me è durato sin troppo ed è stata superata
qualsiasi misura di risposta possibile e accettabile, anche
appellandosi alle sacre scritture. Si è andati in una direzione
anche di profonda disperazione del popolo ebraico perché non
tutti sono a favore del governo di Netanyahu, non tutti
difendono quello che sta facendo lo Stato di Israele. Però, ad
esempio, manca ancora una presa di posizione precisa da parte
degli ebrei in Italia". Il pericolo è anche quello di una
perdita di peso dell'Europa: "Alcuni Paesi, ora che lo squarcio
del velo c'è stato, si sono esposti in maniera netta, come la
Spagna. Si dovrebbe ripartire da qui per ridare centralità
all'Europa". Anche nell'ottica di un futuro in cui il tema
dell'intelligenza artificiale sarà centrale. "Un futuro in cui
potrebbero essere le stesse grandi aziende americane di
tecnologia avanzata - che da noi mancano - a poter decidere di
'spegnere' un Paese. Non la guerra tradizionale, per come la
conosciamo oggi. Sembra che la politica non si stia rendendo
conto non sappia come gestire il rischio: l'intelligenza
artificiale può essere una forma di nuova colonizzazione per il
Vecchio Continente".
Da madre di una bimba nata nel 2022 la paura è tanta. "Non so
che tipo di mondo le lasceremo, non so neanche se avrò gli
strumenti per aiutare mia figlia in una crescita all'interno di
uno scenario che probabilmente non sappiamo ancora come sarà. È
tutto un divenire molto veloce. La cosa che mi spaventa di più è
non poterla aiutare a comprendere. Ma ci sono delle battaglie
che dobbiamo assolutamente portare avanti e sono tutte sul
welfare: la denatalità porterà tra un paio di generazioni a una
vera emergenza sociale sulla terza età".
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13 ore fa
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