Camporese, dai rimpianti del passato alla leadership del Milan Futuro

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Lanciato a 18 anni da Mihajlovic in viola, il difensore dopo anni ai margini per i troppi infortuni ora sta trascinando la seconda squadra rossonera alla salvezza in Serie C

Lorenzo Cascini

2 aprile - 07:38 - MILANO

La scintilla è scoccata un pomeriggio di luglio a Cortina, con le Dolomiti sullo sfondo. È l’estate del 2010, la Fiorentina è lì in ritiro e Sinisa Mihajlovic rimane stregato da un ragazzino appena diciottenne di cui si parla un gran bene. Pulito in chiusura, preciso, bravo anche a giocare con i piedi. Si chiama Michele Camporese ed è il capitano della Primavera. L’allenatore serbo durante quei giorni lo prende spesso da parte, ci parla e poi decide. "Da quest’anno giocherai con noi. Te la senti?". Per Michele era come stare nel paese dei Balocchi. Qualche mese dopo arriva pure l’esordio in Serie A, contro il Milan a San Siro. Una città che tornerà nella sua storia. 

gli infortuni

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I sogni di quel bambino che esordiva a Milano con la maglia della Fiorentina, si sono però spezzati un anno dopo, insieme al legamento del suo ginocchio. La prima volta se lo rompe nel 2012, dopo una buona stagione giocata con la Fiorentina. Sta fuori complessivamente 229 giorni, praticamente un anno intero. Torna e non è più quello di prima. Va quindi in prestito, inizia a girare. Cesena, Bari, Empoli - dove era stato preso come sostituto di Rugani -, poi Benevento e Foggia. Senza mai brillare del tutto. In Puglia, poi, il ginocchio fa di nuovo crack. Un’altra volta il crociato. Quando rientra riparte il giro, tanta B con fortune alterne. Fino alla chiamata del Milan Futuro. 

milan futuro

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Oggi sembra passata una vita. Quel ragazzino che ben figurava con la Fiorentina, adesso ha 32 anni e da gennaio gioca appunto con il Milan Futuro, in Serie C. È stato uno degli acquisti di gennaio di Kirovski per portare esperienza al gruppo: da subito si è preso responsabilità e fascia da capitano e sta trascinando la seconda squadra del Milan fuori dalla zona rossa. Due settimane fa ha punito il Pontedera con un tap-in da attaccante navigato, domenica ha steso il Campobasso al 95’ con un gran destro che si è infilato all’angolino. Di rabbia, di forza. Ma il suo apporto non è stato dato solo dai gol. Ha portato ordine in difesa, leadership e personalità. Qualità fondamentali per un gruppo composto da tanti giocatori di vent’anni, alla prima esperienza con i grandi. Giocatori che non hanno mai convissuto con la pressione di dover portare a casa il risultato. Michele questo lo sa bene, l’ha vissuto tante volte tra B e C. Il primo a insegnarglielo è stato proprio Mihajlovic. 

salvezza

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Quando esordiva in Serie A - per lui 16 presenze complessive a Firenze -, c’era chi lo paragonava a Nesta per le movenze, la pulizia degli interventi e il modo di correre. Lui a San Siro il giorno dell’esordio, chiese invece la maglia a Thiago Silva. Uno dei suoi modelli. Si pensava che avrebbe avuto ben altra carriera - era anche nel giro dell’Under 21 di Biraghi, El Shaarawy, Santon e Macheda - e sembrava avesse le qualità per restare in alto. Poi ci si sono messi gli infortuni, uniti a qualche scelta sbagliata. Il suo c.v. però parla chiaro: 18 presenze in A e più di 300 in B. Comprensibile che per una squadra priva di esperienza come il Milan Futuro possa essere importantissimo per la salvezza. “Da qui in avanti ci vorrà tanta personalità”, ha detto nel post partita dopo il gol. Lui è uno di quelli che può far capire ai tanti giovani come tirarla fuori.

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