L'ex tecnico granata: "Roberto deve concentrarsi solo sul preparare le partite, a partire da quella di domani con la Lazio. In questo momento c’è assoluto bisogno di ritrovare l’unità"
28 febbraio - 08:55 - TORINO
La sua poltroncina non resta mai vacante durante le partite casalinghe di campionato del Toro. Perché quella di Giancarlo Camolese è ormai una presenza fissa allo stadio Olimpico Grande Torino, praticamente da tutta una vita. Anche oggi che gli impegni con l’Associazione Allenatori e quelli da consigliere federale lo portano spesso lontano dalla sua Torino, riesce a non perdersi mai un appuntamento casalingo. Questione di cuore, di dna, di origini. Insieme a lui si può riflettere sul momento di cambiamento che sta attraversando il Toro che ha sostituito Baroni con D’Aversa per superare questo momento di difficoltà. Partendo da una premessa: "Gli allenatori che, in questi anni, sono venuti al Toro sono tutti bravi allenatori. Lo è anche Marco Baroni. Il problema è che, alle volte, le stagioni non vanno come si vorrebbe e poi, si sa, come sempre accade nel calcio, paga l’allenatore".
Camolese, e questo è stato il destino di mister Baroni…
"Però ci tengo a dire che va via un tecnico, Baroni, che è una persona molto perbene, è un bravo allenatore, e che ha dato tutto quello che aveva, provando a fare del suo meglio. Se il Toro è in questa situazione, come si dice sempre, le responsabilità sono di tante situazioni, non sue in particolare. Di fronte a un allenatore deluso che va via, e sicuramente Baroni avrà un’altra opportunità altrove e dove magari sarà più fortunato, c’è Roberto che arriva con entusiasmo".
Arriviamo, dunque, a Roberto D’Aversa: come potrà aiutare il Toro?
"Roberto D’Aversa vorrà fare bene dopo un periodo di inattività, oggi si trova in una piazza storica e molto importante del calcio italiano. Torino e il Toro hanno una loro unicità. È chiaro che farà di tutto per fare quello che serve per togliere il Toro da questa situazione. Credo che lui sia entrato in un momento in cui ci sono anche problemi che non sono solo quelli del campo…".
In effetti, la questione ambientale aggiunge un elemento di complessità in più: cosa sarebbe preferibile fare quando un allenatore inizia un’avventura di questo tipo?
"La sua bravura dev’essere quella di concentrarsi solamente sul campo, solamente sui giocatori. Cercare di trasferire le sue idee di gioco, perché questo è anche il momento che i giocatori si prendano le proprie responsabilità. Quando si arriva in pochi giorni, e soprattutto in questo periodo dell’anno, c’è bisogno che i giocatori diano qualcosa in più".
Per chi ancora non lo conosce, D’Aversa che tipo di allenatore è?
"È un tecnico moderno, che ha già fatto le sue esperienze. E che al Toro ha una grande opportunità. Come Associazione Allenatori l’avevo incrociato, qualche anno fa, in una nostra manifestazione a Rimini dove era venuto a tenere una lezione. Devo dire che, quando l’ho ascoltato, a me era molto piaciuto. Ha contenuti, ha le sue idee".
D’Aversa gioca anche contro il tempo, domani c’è la Lazio e sarà già una sfida importante: qual è il modo per dare una scossa immediata alla squadra?
"È chiaro che anche lui deve conoscere un po’ i giocatori, e quindi bisogna fare tutto velocemente. Per esperienza, perché ci sono passato un po’ di volte anche io, penso che l’unica cosa che conta sia quella di preparare la partita: affronta una Lazio che ha giocatori di qualità, che ha alternato partite belle e altre un po’ meno. Più che preoccuparsi di tutto quello che lo circonda, la cosa che conta adesso è preparare bene dal punto di vista tecnico la partita che deve affrontare. E credo che i giocatori apprezzeranno lo sforzo tecnico più che le chiacchiere: deve fare una bella partita. Poi, andando avanti, comincerà magari ad aggiustare le altre cose".
In queste situazioni quanto conta toccare le corde delle motivazioni, dell’orgoglio, dei sentimenti dei singoli giocatori?
"Il Toro è una squadra strana, io l’ho sempre vista giocare: è strana perché non lascia tranquilli. Può fare qualsiasi cosa: può fare la grande partita, ma ha anche delle grandi amnesie e si può disunire. Ultimamente ci sono troppo errori individuali, e qui gli allenatori ci possono fare poco mentre ci deve lavorare il giocatore. Un tecnico può intervenire sulla testa dei giocatori per fare una prestazione come è nelle loro corde, almeno senza sbagli".
D’Aversa ha scelto la parola “coraggio” nel giorno della sua presentazione...
"È un tasto da toccare: serve un Toro coraggioso che non deve perdere la testa. Puoi anche perdere, ma non prendere tanti gol in una partita come accaduto fin qui diverse volte. Deve ritrovare solidità e compattezza. Sotto questo aspetto una mano può, senza dubbio, darla rivedere la Curva Maratona che tifa per la squadra…".
Come già fatto da Fabio Galante, rilancia anche lei un appello all’unità dell’ambiente?
"In questo momento c’è assoluto bisogno di ritrovare l’unità, la compattezza della piazza, poi dopo ognuno continuerà a pensarla a modo suo. Oggi il bene più importante è la squadra: nei momenti in cui le cose appaiono sempre più difficili, e dove la porta degli avversari diventa piccolissima e la tua enorme, avere uno stadio che ti aiuta, che ti sostiene, poi come la Curva del Toro, aiuta tanto. Anche se il coraggio se lo devono dare i giocatori: questo è il momento di tirare fuori le prestazioni".
Con D’Aversa è ritornato Salvatore Sullo da vice, anche lui quanto può aiutare la squadra?
"Il lavoro dello staff è importante quanto quello dell’allenatore perché le rose sono molto ampie, ormai non c’è più l’uomo solo al comando. Un allenatore ha bisogno che i suoi assistenti siano bravi, e Sullo è sicuramente bravo. Conosce già l’ambiente del Toro, potrà dare una grande mano".

