Chivu deve rilanciare il reparto più forte: anche Frattesi non riesce a ritrovarsi e rischia la cessione a gennaio
Il paradosso dell’Inter che gioca bene e non vince è riassunto nei numeri di Hakan Calhanoglu. Con 5 gol, è uno dei capocannonieri della Serie A. Eppure nelle ultime due partite è costato la sconfitta nel derby, quando ha perso il pallone che ha generato il gol di Pulisic e ha poi tirato addosso ai guantoni di Maignan il rigore del possibile pareggio, e ha contribuito alla delusione europea di Madrid, dove si è fatto di nuovo strappare il pallone in pressing producendo involontariamente la ripartenza letale dell’Atletico per il primo gol.
giostra inter
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"Il calcio è come la vita, serve fortuna. E la ruota prima o poi gira" ha sottolineato Cristian Chivu, descrivendo il momento poco felice della squadra e anche dei suoi leader, appunto Calhanoglu e Lautaro, entrambi sostituiti due volte in quattro giorni. Ma il malessere, più che riguardare un singolo, sembra essere ormai esteso all’intero reparto dei centrocampisti. Non per caso l’Inter in estate aveva quasi agganciato Manu Koné, perno mobile della Roma capolista: serviva un mediano capace di alterare i ritmi del palleggio e di recuperare con il fisico i palloni vaganti. Invece è arrivato negli ultimi giorni di mercato un altro francese, Andy Diouf, che nel Lens era una colonna insostituibile ma in Italia ha giocato finora appena 31 minuti. Visto che Chivu e il suo nutrito staff osservano con attenzione gli allenamenti, è lecito immaginare che siano stati spesi troppi soldi (circa 25 milioni bonus inclusi) per una mezzala che si è vista solo in tre spezzoni di partita, uno dei quali addirittura nell’improvvisata posizione di ala destra.
epidemia inter
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E non finiscono qui i turbamenti. Pensate: dal contingente più ampio, sette centrocampisti centrali per tre posti, l’Inter ha ricevuto il contributo meno appagante. Un esempio dell’incompiutezza è Davide Frattesi, giocatore giustamente celebrato in giovane età per le premesse da campione: né con Inzaghi, né con Chivu è riuscito a scalare i gradi della titolarità. In questa stagione ha giocato solo 3 volte dall’inizio su 17 combinazioni possibili. E ha perso fiducia anche in Nazionale: Gattuso lo aspetterà ancora dopo averlo visto annaspare contro la Norvegia? A gennaio probabilmente andrà via, per lasciare spazio a un collega dinamico dello stile Frendrup. Ma restano molte settimane da giocare, prima che si aprano i caselli dell’autostrada dei sogni. Aspettando Mkhitaryan, che si è infortunato proprio nel periodo migliore e ha liberato un posto, il nuovo arrivato Sucic sembrava un validissimo surrogato per qualità e carattere (basta riguardare il gol capolavoro segnato alla Fiorentina). Ma anche lui negli ultimi tempi ha evidenziato qualche imbarazzo, specialmente nelle partite ad alta intensità. Nel suo caso la giovane età - 22 anni - e l’esigenza di calarsi in un nuovo Paese e una nuova cultura consigliano una certa indulgenza nei giudizi. Ma l’Inter non può fermarsi allo stop come un istruttore di scuola guida. Ha bisogno viceversa da subito di accumulare vittorie che le permettano di allontanare i brutti pensieri.
il destino
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In questo contesto farebbe molto comodo Piotr Zielinski, la grande sorpresa del centrocampo; ha fatto bingo a Madrid, dando seguito al gol fantastico di Verona e a un altro tiro ben concepito con la nazionale polacca a Malta. Ma dal Metropolitano è uscito con un problema muscolare che i medici stanno valutando ad Appiano. Non è detto che possa giocare anche a Pisa, almeno a tempo pieno. Resta comunque un calciatore ritrovato, in totale controtendenza con i compagni di zona. Nessuno avrebbe potuto immaginare una sua rinascita dopo la prima stagione all’Inter, in cui aveva occupato tutti i posti della panchina senza quasi mai farsi notare in campo. Averlo rilanciato è un sicuro merito di Chivu.



