I due allenatori coccolano Sinner: "Jannik aveva preso un pugno e si è rialzato. Questo successo è davvero speciale". L'australiano: "ll futuro? Ho un contratto fino a fine anno, ne parliamo a dicembre"
12 luglio - 23:54 - LONDRA
Come se lo abbracciano, come se lo coccolano, il loro ragazzino campione. Darren Cahill - soprannominato Papà Darren dai fan di Jannik - e Simone Vagnozzi si stringono in un abbraccio con il gioiellino dai cinque Slam. Un bis a Wimbledon che sa di liberazione, che riporta la luce dopo un momento difficile, soprattutto a seguito della sconfitta atroce di Parigi e dei guai fisici che hanno fatto preoccupare Sinner in primis. Darren lo ammette, non è stato un periodo facile: "Non posso dire che questo fosse più importante di qualsiasi altro Slam. È vero, negli ultimi sei mesi sono successe parecchie cose - ha raccontato l’Australiano -. A Melbourne ha gestito tutto in maniera incredibile, poi ha perso contro un Djokovic semplicemente migliore quel giorno. Qui è stato messo subito alla prova al primo turno, ha rimontato vincendo una battaglia al quinto set, fondamentale per la sua fiducia, e da lì è cresciuto partita dopo partita".
resilienza
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Quello che è accaduto a Parigi, però è stato destabilizzante, perché improvviso, perché ignoto: "Un episodio che non sappiamo spiegare fino in fondo - prosegue Cahill -. Ha fatto tutti i controlli necessari, abbiamo modificato qualcosa nella preparazione, soprattutto per affrontare il caldo, ma non sappiamo nemmeno se quella fosse davvero la causa. Questo dimostra la maturità del giocatore con cui lavoriamo. Ha preso un pugno nello stomaco, si è rialzato, è venuto qui dodici giorni prima dell’inizio del torneo senza giocare tornei preparatori, sapendo che le prime partite sarebbero state difficili. Ha abbassato la testa e ha lavorato. Avrà una carriera lunga e straordinaria e si metterà ancora tante volte nella posizione di vincere questi tornei. Non penso che questo Slam fosse più importante degli altri, ma è stato davvero speciale". Un torneo che ha mostrato un Sinner letale al servizio, 128 ace in totale contro i 62 dello scorso anno. Anche questo, frutto di lavoro certosino, di un progetto iniziato con l’arrivo di Vagnozzi e Cahill e arrivato a completa maturazione adesso, sebbene non ci possa mai accontentare: "Siamo molto contenti dei miglioramenti fatti negli ultimi cinque anni, ma c’è ancora tanto margine - ha proseguito Vagnozzi, responsabile tecnico del team -. Contro Zverev, per esempio, non ha chiuso una seconda volée. In uno scambio di tre o quattro colpi avrebbe dovuto andare a rete e invece non l’ha fatto, perdendo il punto. Il nostro progetto è sempre quello di renderlo più aggressivo: andare più spesso a rete, usare qualche palla corta in più. Magari un po’ meno quando serve per il match... (ride). Per un giocatore di questo livello è difficile andare ogni giorno in campo senza un obiettivo: ogni allenamento deve avere uno scopo preciso".
FUTURO INSIEME?
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Adesso, però solo riposo per lui e tra stasera e domani si deciderà quali tornei giocare nelle prossime settimane: "Ha bisogno di staccare la testa, prendersi tempo con la fidanzata e la famiglia - conclude Simone -. Non è più il ragazzo di anni fa che parlava e viveva soltanto di tennis, ora gli serve anche altro". Intanto quest’anno nessuna scommessa con Cahill per farlo restare anche oltre il 2026: "Sono sotto contratto fino a fine anno - chiude Darren -. Nel 2025 a fine anno abbiamo deciso di continuare. E ne parleremo eventualmente a fine stagione". Si accettano scommesse.



