Cabrini: "Bologna credici! Castro, Rowe, Berna superatevi. Nazionale? Ripartiamo dai vivai"

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Il campione del mondo vinse contro l'Aston Villa al Villa Park nel 1983 con la Juve e chiuse la carriera in rossoblù: "I miei consigli? Testa libera e attaccare"

16 aprile - 08:26 - BIRMINGHAM (REGNO UNITO)

Cross teso da sinistra e colpo di testa in anticipo sul primo palo di Pablito. Un classico. Un’impresa, una delle tante. Antonio Cabrini, mito bianconero, chiuse la carriera a Bologna. E con la sua Juventus sbancò il Villa Park: 1-2, era il 1983. Unica squadra italiana a riuscirci. Contro l'Aston Villa quella sera c’erano sei italiani campioni del mondo e l’estro di Platini e Boniek. Cabrini, insomma, sa come si fa. Ed è il momento di raccontarlo a quella fetta di cuore rossoblù. “Crederci” è il messaggio del grande ex. 

Villa Park, 1983. Cosa ricorda di quella partita? 

“Il mio cross a Rossi e il nostro vantaggio dopo un minuto. Al Villa Park scese il gelo, poi però fu una partita tiratissima, in un’atmosfera difficile per noi ma, meravigliosa. Giocammo alla pari contro i campioni d’Europa e vincemmo nel finale con il gol di Boniek, ma da quelle parti era sempre così. Battaglie fino all’ultimo secondo che ti sfinivano”. 

Com’è giocare al Villa Park? 

“Come in tutti gli stadi inglesi. Allora erano sempre strapieni, il tifo lo sentivi e a volte ti caricava pure. Un tifo mai contro, ma capace di creare un grande ambiente, anche per gli avversari. Se amavi il calcio, giocare in quei teatri era sempre un piacere”. 

Consigli per il Bologna? 

“Giocarsela senza pensare al peggio. Testa libera e attaccare. Con leggerezza ma pure in maniera intelligente. Sapendo che prendere un’imbarcata, subendo tanti gol, sarebbe un epilogo immeritato visto il cammino. No, il Bologna nella peggiore delle ipotesi deve uscire a testa alta. Prima però crederci, senza paura, che non si sa mai...”. 

Secondo lei la rimonta è possibile? 

“Difficile, molto. Inutile negarlo. Servirà la partita perfetta, la gara dell’anno. Il margine di errore è bassissimo e l’Aston Villa non si adagerà sul risultato dell’andata, non è nella loro mentalità. Era così ai miei tempi e lo è ancora oggi, anche se Emery è un tecnico molto attento. Non speculeranno, se la giocheranno comunque e per il Bologna potrebbe anche diventare un vantaggio”. 

Quali potrebbero essere i giocatori della provvidenza? 

“Potrei dire Rowe e Bernardeschi, giocatori dall’orizzonte europeo per tecnica e velocità di esecuzione, oppure Castro, un combattente. La verità è che tutti quelli che andranno in campo dovranno rendere ben oltre il loro livello. Se si esaltano in tre ma il resto gioca sotto media non si va da nessuna parte. Ed è ciò che rende questa sfida particolarmente complessa”. 

All’attacco, diceva. Vincenzo Italiano non farà fatica a seguirla. 

“Mi piace. Sta facendo un lavoro eccellente. Ha portato a casa una Coppa Italia e propone un calcio propositivo. In Italia è tra i più quotati pure per un altro motivo: con lui i giocatori migliorano”. 

Uno di questi è Miranda. Quando scende e crossa sulla sinistra, a volte ricorda un po’ lei. Con le dovute proporzioni, sia chiaro. 

“Esterno interessante, che non va paragonato a nessuno, ma deve continuare a crescere come sta facendo. Il segreto, alla sua età, è non accontentarsi mai”. 

Anche lei, con i rossoblù, arrivò fino ai quarti di Coppa Uefa. Stagione 1990-91. 

“Fuori ai rigori con lo Sporting. Fu una serata particolare, finita senza la gioia che avremmo anche meritato. Speriamo che a Birmingham vada in modo diverso”. 

Ricordi del biennio bolognese? 

“Tanti e bellissimi. A Bologna ho giocato per due anni e vissuto lì per venti. Città meravigliosa a cui sono legatissimo: solare, accogliente. E che trasuda sport: calcio e basket allo stesso livello, stessa passione. Da questo punto di vista una realtà unica”. 

Il calcio vive anni ruggenti grazie a Saputo. 

“La società sta lavorando benissimo. Ruoli chiari, capacità di programmare e costruire, fiducia nell’allenatore e nel progetto tecnico. È così che si cresce”. 

I club italiani faticano in Europa e la Nazionale è fuori dal Mondiale. Perché? 

“Problematiche ormai ataviche a tutti i livelli di un movimento che è cambiato in maniera radicale. Il punto di partenza sono i vivai: non si lavora più come un tempo. Una volta nei settori giovanili c’era il preparatore che ti insegnava a giocare, a lavorare su tutti i dettagli e così si formavano giocatori. Oggi c’è l’allenatore che ti insegna gli schemi. Mah...”.

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