La Commissione Ue prepara un nuovo quadro di cooperazione tra operatori delle tlc e grandi piattaforme digitali che, pur senza nominarlo, richiama il principio del 'fair share', l'equo contributo da versare per l'uso delle reti, inviso alle Big Tech. Emerge dalla bozza del Digital networks act (Dna) che Bruxelles presenterà il 20 gennaio, visionata dall'ANSA. L'Ue sottolinea la necessità di un uso "equo, ragionevole e proporzionato delle risorse" di rete, soprattutto nei casi di interconnessione, peering e transito del traffico Ip.
Elemento centrale è l'introduzione di un meccanismo di conciliazione volontaria: in caso di controversie su accordi tecnici o commerciali tra telco e aziende tecnologiche, le autorità nazionali di regolazione potranno intervenire per mediare.
La proposta riconosce che Internet si regge su una stretta interdipendenza tra reti pubbliche e private, comprese quelle "gestite dai fornitori di contenuti e applicazioni", come le infrastrutture utilizzate per video e streaming.
Il meccanismo pensato per la risoluzione delle controversie va nella direzione del 'fair share', pur senza introdurre tariffe di rete: l'obiettivo è spingere verso una maggiore assunzione di responsabilità da parte delle major del tech, forti generatrici di traffico, rispetto all'impatto che producono sulle infrastrutture e al loro contributo allo sviluppo delle reti. Le cosiddette tariffe di rete - contributi finanziari diretti per coprire i costi delle infrastrutture - restano escluse dopo l'impegno dell'Ue a non introdurle nel quadro dei negoziati che hanno portato all'accordo sui dazi con Washington.
In base alla bozza di 296 pagine, le autorità nazionali di regolazione dovranno attivare il meccanismo di conciliazione entro tre mesi dalla richiesta di una delle parti, qualora emerga una controversia su accordi tecnici o commerciali. Il processo si baserà sulle linee guida che la nuova legge incarica il gruppo dei regolatori europei delle comunicazioni, Berec, di elaborare entro un anno dall'entrata in vigore del regolamento.
Addio al rame, possibili sanzioni a operatori in ritardo
Entro la fine del 2029, ogni Paese Ue dovrà presentare a Bruxelles una strategia nazionale di transizione alla fibra, con l'obiettivo finale dello spegnimento completo delle reti in rame entro il 2035 e possibili sanzioni per gli operatori che non rispettano la scadenza. Emerge dalla bozza del Digital networks act (Dna), visionata dall'ANSA, che la Commissione Ue presenterà il 20 gennaio. Oggi la fibra raggiunge il 70% del territorio europeo, con forti disparità tra i Paesi. Nella proposta di legge - ancora suscettibile di modifiche - l'Ue chiede di accelerare l'abbandono delle vecchie reti in rame puntando su investimenti mirati.
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