Boris Becker: "Il trionfo di Sinner a Parigi è scritto nelle stelle. Ha la mente dei più grandi"

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L'ex tennista, già allenatore di Novak Djokovic, incorona Jannik verso il Roland Garros: "Vedo un altro finale perfetto, con Panatta a premiarlo"

Federica Cocchi

Giornalista

22 maggio - 07:41 - MILANO

Sinner è pronto a inseguire una nuova impresa: la doppietta Roma-Parigi riuscita l'ultima volta a un italiano nel 1976, ancora Adriano Panatta. Boris Becker, sei volte campione Slam e altrettanti vinti come allenatore di Novak Djokovic, pensa che ci siano tutti i presupposti perché Jannik ce la faccia. 

 Boris Becker, Member of the Laureus Academy speaks to the media during the Laureus World Sports Awards 2026 nominations announcement at Real Casa de Correos on March 03, 2026 in Madrid, Spain.  (Photo by Angel Martinez/Getty Images Laureus World Sports Awards Ltd.)

Boris Becker

ex tennista

Nato in Germania nel 1967, è stato n.1 Atp per 12 settimane e ha vinto 49 tornei, con 6 Slam: 3 Wimbledon, 2 Australian Open e 1 Us Open.

Boris, l'abbiamo vista sugli spalti durante la semifinale di Sinner con Medvedev. Sembrava spacciato, poi ha scritto un'altra pagina di storia.
"È la parola giusta: storico. Quello che ha fatto sulla terra Sinner sembra normale, ma non lo è. C'è un solo giocatore che ha vinto tre Masters 1000 consecutivi sulla terra battuta: Nadal, il più grande di sempre su questa superficie. Né Djokovic, né Federer, né altri ci sono riusciti".

Qual è, secondo lei, la ricetta per diventare un campione così? Fisico, mente, tattica?
"Questi ingredienti insieme compongono una miscela esplosiva, ma credo che tutto parta dalla mente. La sua mentalità è impareggiabile. Il 95% dei giocatori, dopo aver vinto Montecarlo o aver iniziato una striscia come la sua, perderebbe un po' di focus nel torneo successivo. Jannik, invece, è l'opposto: alza il trofeo, si fa una doccia, dorme un po', e pochi giorni dopo ricomincia subito da capo. Questa è una capacità che ho trovato solo tra i più grandi".

Lei ha lavorato con Novak e lo conosce molto bene. Vede delle somiglianze tra lui e Jannik?
"Per come sta giocando ora, sì. Però stiamo parlando del giocatore più vincente della storia, quindi per seguire le orme di Novak, Sinner dovrà mantenere questo livello per altri dieci anni. Ma in questo momento non si può negare che stia andando esattamente in quella direzione. Detto questo, non credo sia giusto paragonarlo a qualcuno. Sta costruendo il suo percorso personale, con la sua firma. Sta giocando come il miglior Jannik Sinner di sempre, ed è questo l'unico paragone che dovrebbe contare".

Parliamo del Roland Garros: si sta già allenando e tra la vittoria a Roma e l'esordio Slam ci sono pochi giorni. Come si recupera in questi casi?
"Questa è la sfida più grande. Credo che abbia fatto bene a tornare in montagna, a Sesto Pusteria. È il modo migliore per ricaricare le energie, stare lontano dal rumore e scegliere di stare con la famiglia e gli amici".

Gli Slam però sono un'altra storia, anche se il tabellone, almeno all'esordio non gli propone un rivale troppo pericoloso.
"Il sorteggio è importante sempre, ma alla fine il tabellone è ciò che un giocatore riesce a farne. È il tennista il padrone del proprio destino".

Dopo il Roland Garros non giocherà tornei prima di Wimbledon. Pensa sia rischioso arrivare a Londra senza partite sull'erba?
"No, anzi, speravo proprio che decidessero così. Non importa il risultato di Parigi: ha bisogno di fermarsi. Quello che sta facendo è quasi disumano, lui non è una macchina. Ha bisogno di tempo per recuperare, fisicamente ed emotivamente. Se gioca ogni giorno, l'ispirazione cala. Deve continuare ad amare quello che fa, o rischia di non vincere più".

A Roma sembrava davvero divertirsi.
"Assolutamente. Nel secondo set della finale con Ruud si vedeva che si stava godendo il momento. Sul 40-0, quando ha tirato quel dritto inside-out, è stato lui il primo a capire che la palla fosse dentro. I giocatori lo sentono subito. E poi la cerimonia con Panatta e il Presidente della Repubblica... è stata una giornata storica per l'Italia. Cinquant'anni dopo Adriano. Se fosse un film sarebbe il finale perfetto".

Panatta gli ha detto: "Ti aspetto a Parigi per consegnarti un altro trofeo".
"Sembra scritto nelle stelle...".

Senza Alcaraz chi potrebbe fermare il numero 1 a Parigi?
"Magari Zverev, è molto forte sulla terra e ha un conto aperto con Parigi. Poi ovviamente Ruud. Mi piace molto Jodar: sono un suo grande fan, credo diventerà una stella. Mi piace il suo stile, il modo in cui si comporta: è umile, non arrogante". 

Pensa che i giovani possano essere più pericolosi contro Jannik rispetto ai coetanei?
"Sì. I giocatori della sua generazione spesso perdono la partita già negli spogliatoi perché hanno già perso tante volte con lui. I più giovani invece giocano liberi, senza paura, senza aspettative e questo li rende più pericolosi". La meglio gioventù.

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