Greta Bianconi ha iniziato per caso, spinta dai racconti della mamma. Poi l’ironia dei compagni di classe fino alla qualificazione ai Campionati Italiani e lo stupore dei professori all'esame. La lezione di maturità di una giovanissima innamorata del suo sport
25 giugno 2026 (modifica alle 17:03) - MILANO
Quando è arrivato il momento di scegliere l'argomento per la tesina di terza media, Greta Bianconi non ha avuto dubbi. Niente tesine standard o percorsi scontati: lei ha scelto di portare la sua vita, la sua più grande passione. Ha portato lo sport delle bocce. E la reazione dell'aula è stata la fotografia perfetta di un pregiudizio che questa giovanissima atleta sta contribuendo a smantellare un lancio alla volta. “Quando l'ho annunciato ai miei compagni mi hanno guardata un pochino male, perché loro le bocce non le considerano uno sport, ma solamente un gioco per vecchi”, racconta sorridendo. “I professori, invece, sono rimasti a bocca aperta: erano sbalorditi perché non sapevano che praticassi questa disciplina e alcuni di loro non sapevano nemmeno che le bocce fossero considerate un vero e proprio sport con una Federazione. Li ho visti assai curiosi e molto contenti”.
una tradizione di famiglia
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La scintilla per questa disciplina, spesso (e a torto) associata solo alle domeniche pomeriggio nei circoli per anziani, è scoccata quasi per caso, pescando nei ricordi di famiglia. “Questo sport l'ho conosciuto grazie a mia mamma. Mi raccontava sempre che, da piccolina, andava in spiaggia a giocare a bocce con il nonno. Così, quando nel mio paesino è comparsa una locandina con le iscrizioni per provare a giocare, mi ha chiesto se mi andava di tentare. Ho fatto una lezione di prova, mi è piaciuto subito e ho continuato. Adesso sono completamente innamorata di questo sport".
l'approdo ai campionati italiani
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Essere una giovane studentessa delle scuole medie e fare la giocatrice di bocce, però, non è sempre facile quando ti confronti con i coetanei. All'inizio, la strada è stata in salita, condivisa per un po' con una compagna di classe che poi ha smesso. “Condivido spesso i miei successi con i compagni, ma all'inizio diciamo che mi prendevano un pochino in giro quando parlavo di quello che facevo”, confessa Greta. La svolta, la vera rivincita sportiva e personale, è arrivata con i risultati sul campo. “Quando sono venuti a conoscenza che mi ero qualificata per i Campionati Italiani, tutto è cambiato. Anche i compagni che prima non mi supportavano e non credevano in questo sport hanno iniziato a rispettare i miei successi. Hanno creduto in me e hanno finalmente capito che le bocce sono un vero sport, adatto anche ai giovani. E alla fine, mi hanno fatto i complimenti".
calma e strategia
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Ma cosa spinge una ragazza nel 2026 a preferire le corsie del bocciodromo al campo da pallavolo o a uno schermo dello smartphone? La risposta è una lezione di sportività che vale per qualsiasi disciplina agonistica. “Quello che mi affascina di più è la calma e la precisione che ci vogliono mentre si gioca, e adoro ogni strategia che bisogna affrontare durante una partita. Ma soprattutto, amo la disciplina e il rispetto. Non solo nei confronti delle regole, ma anche dei giocatori: rispetto per i compagni di squadra e per gli avversari, che siano giovani o anziani”. Un ponte tra generazioni, una medaglia tricolore sfiorata e una tesina di terza media che, in fondo, vale già come un diploma di maturità.
le parole di favre
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"La storia di Greta è la dimostrazione lampante che le bocce sono uno sport incredibilmente frizzante, moderno e accessibile a tutte le età. Stiamo assistendo a un ricambio generazionale straordinario, eppure combattiamo ancora contro il falso mito che questa sia una disciplina riservata solo ad atleti in avanti con gli anni - ha commentato il Presidente Federale Roberto Favre - Quando una ragazza decide di portare le bocce all'esame di terza media, significa che siamo andati oltre gli stereotipi: Greta non ha solo dimostrato maturità, ma è diventata un'ambasciatrice dei valori di precisione, strategia e rispetto che il nostro sport insegna. È questa la linfa vitale che serve al nostro movimento."
La Gazzetta dello Sport
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