Il presidente della Federazione: "A che ora gioca la Nazionale? Mi sono distratto con Wimbledon...". Ma perché non godersi la gloria senza badare all’erba del vicino?
Il calcio è dall’altra parte della rete, sconfitto, accartocciato come Zverev a Wimbledon. Cosa avrebbe fatto Jannik Sinner? Gli avrebbe teso la mano per aiutarlo a rialzarsi. Cos’ha fatto il presidente della Federazione Tennis, Angelo Binaghi? Gli ha riso in faccia: "A che ora gioca la Nazionale? Mi sono distratto con Wimbledon...". Battutona. Nessuno nega i meriti di Binaghi nella crescita del movimento, anche se è chiaro che, se Sinner avesse scelto lo sci, oggi racconteremmo un altro mondo, nonostante l’impennata dei tesseramenti, sbandierata ogni 5 minuti. Ma perché non godersi la gloria e l’allineamento degli astri, senza badare all’erba del vicino? Binaghi guarda al calcio come Kyrgios guarda a Sinner.
"Il tennis educa, il calcio bluffa". Sicuro, presidente? Lei è nato a Cagliari sotto il segno di Gigi Riva. Lo chieda ai sardi se Riva, incorruttibile bandiera di un’isola, non è stato un monumento etico. Facchetti, Scirea e Maldini non erano esempi virtuosi? Il calcio, sport di squadra, senza una rete in mezzo, educa alla socialità e al contatto con l’avversario. Si sforzi di crederlo: non esistono solo “calciatori viziati”, anche bravi ragazzi e brave famiglie. E poi la concediamo un po’ gratitudine a questo povero calcio? Nei 47 anni d’attesa tra una Davis e l’altra, il pallone ci ha fatto felici spesso e ci ha tuffati nelle fontane: 2 Mondiali, un Europeo, 8 Champions, 6 Mondiali per club... Non abbiamo imparato a vincere ora, con una racchetta in pugno. Presidente, si goda, come noi, la splendida età dell’oro del suo tennis, ma guardi al calcio con l’eleganza di Sinner. È vero, Jannik educa.


