Dopo oltre 5 ore di lotta contro Comesana, l'azzurro vola agli ottavi. Ma nel finale evita lo sguardo dell'arbitro: troppe le decisioni dubbie e la gestione confusa dei momenti chiave. Un rapporto, quello tra la Tourte e i tennisti italiani, segnato da troppi precedenti controversi
Faceva caldo per Matteo Berrettini. E non solo da un punto di vista meteorologico, dopo 5 ore e 13 minuti di battaglia contro Francisco Comesana. L’emozione, la gioia, quasi qualche lacrima per l’azzurro, che torna agli ottavi in uno Slam, sono forme di incredibile calore emotivo. Solo un passaggio di questo pomeriggio storico è stato ammantato da un attimo di freddezza: quello del saluto con l’arbitro, Aurelie Tourte. Matteo ha ovviamente stretto la mano al direttore di gara francese, ma evitando di incrociare il suo sguardo, volontariamente. A causa di alcuni episodi rivedibili nel quinto set. Una mancanza di polso di ferro di Tourte, che lascia perplesso l’azzurro: Comesana infatti a metà parziale rientra negli spogliatoi per problemi di stomaco (“sta per farsela addosso”, dice il fisioterapista), chiedendo un medical timeout. Dopo che però si era già fermato due volte per andare in bagno. Giuste lamentele dunque di Matteo, con Tourte che se ne lava le mani, rimandando la responsabilità al supervisor.
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Le cose sono finite nel modo migliore, ma è bene ricordare quanto avvenuto nel terzo game del quinto set. Avanti 0-15, c’è una prima probabilmente messa fuori da Comesana, che l’arbitro giudica però buona. Irretendo Berrettini, che quasi non ci crede, e si ritrova sul 15-15 piuttosto che sullo 0-30 su una palla decisamente dubbia. Ma la freddezza di fine match è dovuta anche ad un precedente, a Roma contro Popyrin. All’inizio del secondo set il meccanismo che segnala il tocco della rete o meno si era staccato, cadendo in campo, sulla palla break per l’azzurro. Un punto in suo controllo, fatto ripetere. In un game vinto poi comodamente dall’australiano, a suon di servizi. In quel caso Matteo era andato anche a muso duro con Tourte, protestando vigorosamente. E, pur passando sopra l’episodio con le dichiarazioni, era chiara la sua frustrazione. Com’è stata chiara anche oggi. Un rapporto non idilliaco con gli italiani per l’arbitro francese.
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Aurelie Tourte infatti, oltre ad arbitrare la partita dell’altro giorno contro Cerundolo, gestita molto male al momento dei problemi fisici di Jannik, è stata anche in passato protagonista di episodi rivedibili nei match del n.1 del mondo. Uno è molto recente, la semifinale di Roma contro Medvedev. Sotto la pioggia battente, che aveva svuotato le tribune del Centrale nella sera capitolina, il direttore di gara stava facendo disputare la partita come nulla fosse, piuttosto che interromperla. Ci sono volute veementi proteste di Sinner per arrivare alla sospensione, appena prima che la pioggia si facesse ancora più forte sul Foro Italico. A Montecarlo nel 2024, invece, c’era un bel sole. Che non bastò però per vedere quanto fosse lunga la seconda di Tsitsipas nel terzo set della semifinale contro l’altoatesino. Un doppio fallo che avrebbe mandato l’azzurro, che finì poi per perdere, anche per stanchezza, avanti di due break nel parziale decisivo. Anche in quel caso, una decisione superficiale di Aurelie Tourte. Che, quando arbitra tennisti italiani, raramente riesce a comportarsi nel migliore dei modi. Pur essendo un arbitro in ogni caso di grande esperienza. Nonostante tutto, però, Matteo Berrettini può festeggiare gli ottavi di finale. Più forte di ogni cosa, nella battaglia del Mathieu.



