Bergomi: 'Fiaccola a San Siro, per una volta guidavo io Baresi'

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 L'ultima volta che sono entrati insieme a San Siro li guardava il mondo intero. Tenevano in mano la Fiamma olimpica che da lì a poco, tedoforo dopo tedoforo, avrebbe dato il via ai Giochi di Milano Cortina 2026. Franco Baresi era già malato ma con lui c'era un'altra bandiera del calcio azzurro, lo storico capitano dell'Inter Beppe Bergomi: "Forse per la prima volta nella vita sono stato io a guidarlo" racconta all'ANSA l'ex difensore, a cui è stata affidata la prima lettura durante i funerali della leggenda rossonera nella Basilica di Sant'Ambrogio.

Tanti anni di battaglie, da avversari o da compagni in nazionale. E poi quei soprannomi, quasi uno scherzo del destino. Da un lato il 'Piscinin', il ragazzino dal viso sbarbato e dal fisico esile, diventato poi l'immortale numero 6 del Milan.  Dall'altro lo 'Zio', il ragazzo che sembrava già un adulto. In totale, si sfidarono 30 volte nei derby. "Ci scambiavamo i gagliardetti all'inizio, poi però eravamo distanti. Ma una volta - ricorda Bergomi - gli feci un fallo e sono stato anche ammonito...". L'ex capitano nerazzurro, oggi opinionista tv, ha un legame profondo con la famiglia Baresi, specie con il fratello Beppe, con cui gioca spesso a padel: "È stato il figlio di Franco a chiedermi se volevo leggere in Chiesa, una grande emozione". Lo 'Zio' partecipò anche alla partita d'addio di Baresi, la notte in cui la maglia numero 6 fu ritirata e consegnata alla storia dal Milan: "Gli dissi: 'mi farai prendere i fischi...". In realtà, Bergomi è sempre stato rispettato anche dal popolo rossonero. Lo dimostra l'accoglienza ricevuta sul sagrato di Sant'Ambrogio. Quando ha raggiunto la basilica, dalla marea milanista si sono levati tanti applausi: "Mi ha fatto molto piacere - commenta Bergomi -, e c'è stato riguardo anche per i dirigenti dell'Inter. I derby di Milano sono sempre stati vissuti in maniera diversa, con tanto rispetto".

Bergomi e Baresi divisero anche molte emozioni con la maglia della Nazionale. Insieme, diventarono campioni del mondo nel 1982, anche se lo 'Zio' era titolare mentre Franco, che era il sostituto di Gaetano Scirea, non scese mai in campo. Agli europei del 1988 erano entrambi titolari, così come ai Mondiali di Italia '90: "Zenga in porta. Io, Franco, Maldini e Ferri nella linea a quattro: era una difesa tutta Inter e Milan".  Oggi è tutto diverso, "ma i ragazzi devono prendere esempio dai valori che tramanda la storia. Il talento da solo non basta - sottolinea Bergomi -. Franco è partito da Travagliato, un piccolo paesino, e non ha mai mollato il Milan, anche nella sofferenza. Passione, fatica, poche parole ma sintetiche e un comportamento esemplare: Baresi era unico e ci ha lasciato troppo presto". Lo 'Zio' e il 'Piscinin', entrambi simboli di un calcio dove esistevano ancora le bandiere: "Chi cresce nel settore giovanile di un grande club e ha la fortuna di arrivare in prima squadra, non deve pensare alle vittorie ma a fare la storia - conclude lo 'Zio' -. Se i giovani capiscono questo, potranno esserci ancora altre bandiere". 
   

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