guantoni
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Nigel quella sera alla London Arena difendeva il titolo WBC dei Pesi Supermedi: ne nacque un match feroce e incerto contro lo statunitense, che finì all'ospedale e, operato per un coagulo nel cervello, ne uscì con danni permanenti
Nella vita di alcuni uomini il giro di boa, l'evento o il momento che determinano un cambiamento esistenziale sono riconoscibili tanto quanto il giorno della nascita. Soprattutto se i riflettori, tutt'intorno, in quel momento stanno sprigionando il massimo della loro intensità. Quest'ultima parola non l'abbiamo scelta a caso, perché la sera del 25 febbraio 1995, sul quadrato della "London Arena", salirono due uomini il cui modo di combattere era di per sé un manifesto d'intensità. Nigel Benn quella sera mette in palio il titolo WBC dei Pesi Supermedi contro il feroce statunitense Gerald McClellan. Per alcuni aspetti è come se Benn si guardasse allo specchio, di fronte a un avversario del genere, quantomeno per intensità e potenza dei colpi. Entrambi possiedono il pugno risolutivo, finanche definitivo, con una sfumatura di significato che sfiora una semantica tragica. Il match ne è la conferma, soprattutto perché il governo della contesa, dopo la prima ripresa dominata dall'americano al punto di far finire Benn oltre le corde, passa dai guantoni dell'uno a quelli dell'altro, con le riprese centrali che premiano il detentore del titolo dopo una serie di scambi ravvicinati che sono un compendio di dolore e resistenza. Fino all'ottavo round, quando McClellan, col paradenti per metà fuori dalla bocca, mette giù Benn grazie all'ultima goccia di carburante che aveva ancora in corpo.

