L’attaccante del Napoli non è ancora al meglio. Cdk ancora dall’inizio nonostante le polemiche
Quanto servirebbe al Belgio il vero Romelu Lukaku. L’attaccante del Napoli è stato il migliore in campo nel debutto contro l’Egitto, propiziando l’autogol che ha permesso alla squadra del ct Rudi Garcia di acciuffare almeno l’1-1, risultato comunque deludente. Lukaku sarebbe ancora più importante alle 21 a Los Angeles con l’Iran, nella seconda partita del girone G, perché Garcia deve fare a meno di Jérémy Doku, fermato da un problema alle vie respiratorie che l’aveva già rallentato al debutto: l’esterno del Manchester City è a Los Angeles con i compagni, ma non giocherà togliendo al tecnico un’importante arma offensiva. Il Belgio al Mondiale ha una striscia aperta di 46 tiri senza gol, nonostante i 5,66 gol attesi prodotti, e quindi Lukaku servirebbe eccome. Big Rom però non è ancora in condizione di partire dall’inizio, e il Belgio allora dovrà capire come fare. Perché l’Iran, che al debutto ha pareggiato 2-2 con la Nuova Zelanda, non ha nessuna intenzione di limitare il suo Mondiale alle tensioni diplomatiche che l’imminente accordo sulla guerra con gli Usa potrebbe alleggerire.
Pressione
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Il vero Lukaku servirebbe al Belgio soprattutto perché la nazionale di Garcia è una polveriera pronta a esplodere. Al deludente pari con l’Egitto sono seguite polemiche (sulla prestazione, ma persino sull’idea che Doku possa lasciare la nazionale momentaneamente per assistere alla nascita del suo primogenito) che hanno alzato il livello di tensione attorno alla squadra. Polemiche che hanno seguito Rudi Garcia da Seattle, da dove il Belgio non si era mai mosso per camp e prima partita, a Los Angeles, con la stampa belga che presenta quella contro l’Iran come una partita da "lascia o raddoppia". "Dobbiamo dimostrare chi siamo - ha detto in tv Thibaut Courtois -. Ci sono tante critiche, ma noi preferiamo che ci siano dopo un torneo, non durante. Le critiche finiscono sempre per raggiungere il gruppo, e invece dobbiamo avere il tempo di lavorare. Siamo i primi a sapere se abbiamo giocato male una partita, anche se come giocatore devi saper vivere in questo contesto così complicato". Vale anche per il ct, nel mirino anche per come ha gestito la questione Lukaku, con Charles De Ketelaere che ha funzionato male come centravanti ombra: al Belgio serve un numero 9 per funzionare come una squadra che punta a fare tanta strada nel torneo, e anche se Lukaku non segna al Mondiale dalla doppietta con la Tunisia nel 2018, quando è entrato lui la differenza si è vista. Oltre al vero Lukaku, al Belgio che non può più sbagliare farebbe comodo anche il vero Kevin De Bruyne, che contro l’Egitto ha colpito un palo su punizione ma non ha mai acceso la luce come anche i tifosi del Napoli hanno scoperto sa fare. "Con l’Iran dobbiamo vincere e basta, capire la lezione con l’Egitto e giocare a modo nostro" ha tagliato corto Courtois.
Distensione?
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L’Iran invece sta cercando di capire come fare punti nelle prime due partite di un Mondiale per la prima volta nella sua storia. L’imminente accordo di pace tra il Presidente Trump e il regime potrebbe aiutare a ridurre le difficoltà diplomatiche attorno alla squadra che continua a fare da pendolare alle partite, ma per ora il ct Ghalenoel deve capire come mantenere l’efficienza offensiva con la Nuova Zelanda migliorando quella difensiva. Ramin Rezaeian, il terzino destro diventato il più vecchio nella storia a chiudere una partita del Mondiale con un gol e un assist, è ancora più determinante. La distensione può attendere: prima c’è da vincere una partita al Mondiale.




