Le nuove regole hanno rivoluzionato la tecnica, ma anche la guida. Piastri: "L'energia è una partita a scacchi", ma Norris sottolinea che "grazie alle dimensioni ridotte puoi riprendere le sbandate più facilmente, senti davvero di poter fare la differenza"
Le nuove e rivoluzionarie regole della F1 2026 hanno introdotto un mutamento radicale delle monoposto, ormai è cosa nota. In questi giorni, tecnici e uomini della Fia stanno lavorando a stretto contatto per intervenire su alcuni aspetti più critici evidenziatisi nelle prime tre gare della stagione, in particolare la gestione della ricarica, che ha regalato più azione in pista ma anche qualche critica, soprattutto da parte di quei piloti che in questi primi mesi hanno poco gradito l’adattamento richiesto da queste monoposto. E allora, in questo dibattito che evidentemente durerà ancora parecchio, sorge spontanea anche un’altra domanda: ma quanto è cambiato lo stile di guida dei piloti? Quanto è più difficile guidare queste monoposto?
complessità
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Per rispondere possiamo aiutarci con le parole dei due piloti titolari della McLaren, Lando Norris e Oscar Piastri, che, in una pausa di un test Pirelli al Nürburgring, hanno parlato della stagione in corso e, in alcuni passaggi, si sono proprio soffermati sulla complessità di questa nuova generazione di monoposto, evidenziando come il passaggio dalle vetture del 2025 alle attuali abbia spostato l'equilibrio tra prestazione pura e gestione tattica. Innanzitutto c’è il fattore dimensioni, perché le F1 2026 sono più leggere, più corte e più strette rispetto al passato. Piastri ha spiegato che questa configurazione le rende “un po' più agili e più piacevoli nelle curve a bassa velocità”, sebbene il problema dell'aria sporca persista, rendendo ancora difficile seguire da vicino un avversario.
il carico aerodinamico
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Il cambiamento più evidente per il pilota, però, riguarda il carico aerodinamico. Lando Norris ha spiegato che, mentre le auto del 2025 offrivano un carico massiccio che le faceva sembrare “sui binari”, le vetture attuali hanno un “carico aerodinamico molto, molto più basso e sono molto più al limite”. Questo comporta una dinamica di guida differente: se l'anno scorso perdere aderenza significava finire direttamente nella ghiaia, oggi le auto sono “più inclini al sovrasterzo”, a causa di pneumatici più stretti e di un passo ridotto, e per il pilota britannico questo è un aspetto da cogliere con favore: “Puoi riprendere le sbandate più facilmente... senti davvero di poter fare la differenza come pilota”, aggiungendo che queste sensazioni gli ricordano le auto delle serie junior.
il fattore energia
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La vera sfida del 2026 risiede nella gestione della nuova power unit, che ora vede equiparate la potenza del motore a combustione e quella del motore elettrico. Piastri ha descritto la guida attuale come una “partita a scacchi”, dove la gestione della batteria è diventata l'elemento predominante. I piloti devono ora “re-imparare molte tecniche, come sollevare il piede nei rettilinei per recuperare energia”. Questa necessità tattica si scontra talvolta con l'istinto agonistico: Norris ha evidenziato come andare al massimo in una curva possa essere controproducente perché “nel momento in cui arrivi al rettilineo successivo, perdi tempo perché non hai più batteria”. Il sistema di erogazione della potenza non è ancora privo di criticità: Piastri ha segnalato la presenza di “picchi improvvisi di potenza che rendono l’auto imprevedibile”.
novità in qualifica
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Norris ha riportato un esempio concreto avvenuto in Giappone, dove il deployment della batteria si è attivato autonomamente in un momento non desiderato, costringendolo a un sorpasso su Hamilton per poi ritrovarsi vulnerabile nel rettilineo successivo. Per il pilota britannico, questo “toglie troppo controllo al pilota”, un tema su cui la Fia e i team stanno lavorando per affinare il software. Uno degli interventi che sicuramente si cercherà di introdurre da Miami in avanti riguarda le qualifiche. Prima il tempo veniva premiato dalla capacità di estrarre grip e accelerare il prima possibile. Ora, come spiegato da Piastri, la qualifica “non è più solo una questione di grip, è molto più tattica sulla gestione dell'energia”. Norris ha confermato che bisogna essere “molto più attenti a quando far scaricare la batteria”, poiché un uso eccessivo in un settore può compromettere l'intero giro. Come ha detto il presidente della F1, Stefano Domenicali, quello che si vuole migliorare sarà ridare ai piloti, soprattutto in qualifica, la possibilità di spingere di più, preoccupandosi meno del fattore ricarica energetica.

