Barella, missione derby: l'Inter si affida a lui per fermare Rabiot e chiudere il campionato

2 ore fa 3

Chivu ha bisogno di ritrovare il miglior Nicolò per il match point scudetto: a centrocampo si profila un grande duello con il francese

Filippo Conticello

Giornalista

6 marzo - 00:27 - MILANO

Di tutti i Nicolò conosciuti da San Siro in anni di felice convivenza, quest’ultimo è stato il più pallidino: non c’è mai stata la luce di sempre attorno a Barella, elettrico e un po’ sbracciante perché così è stato fabbricato, ma lontano dalla precisione che fu. Niente che abbia preoccupato o che preoccupi ancora né lo staff ad Appiano né i dirigenti riuniti in viale della Liberazione: l’Inter si tiene stretto il suo vicecapitano anche quando ha la luna storta, quel contrattone da 6,5 milioni fino al 2029 è la garanzia di nozze durature. Semmai, tutti si aspettano un sussulto, nella notte più importante della Serie A e della città, a maggior ragione vista quella nobile fascia arrotolata al braccio destro: domenica contro il Milan Barella ha i galloni da capitano in quanto vice-Lautaro designato, in un derby scudetto la coincidenza è ancora più simbolica. Non bastasse, pesa sulla partita la storia recente, collettiva e individuale: l’Inter è dentro a un incantesimo che dura da due anni, non batte i cugini da quando salì sulla seconda stella nell’aprile del 2024, mentre la mezzala sarda non ha mai trovato lo straccio di una rete al Diavolo da quando abita a Milano. L’unico gol lo ha segnato quando ancora vestiva il rossoblù del suo Cagliari: sconfitta in Sardegna contro i rossoneri nella stagione 2017-18. 

Anti-Rabiot

—  

Proprio i compagni nell’isola, da Sau a Cossu, lo chiamavano amabilmente “Radiolina” per la solita attitudine in campo: il continuo parlare (e sbuffare) è stato ridotto, ma non eliminato con la maturità. I tifosi nerazzurri, invece, gli avevano dato subito un mantello da eroe della Marvel: Barellik era il personaggio svolazzante nei cieli nerazzurri, pronto a vegliare sui sogni di gloria del club. Quella era la versione migliore del centrocampista 28enne, tornato da un piccolo infortunio alla coscia giusto una ventina di giorni fa: era stato in piedi per giocare la partita dei veleni contro la Juve e subito dopo le due contro il Bodo Glimt, andate entrambe di traverso. In quell’occasione, è stato lo stesso Nicolò a metterci la faccia, per fare i complimenti ai vichinghi e ricordare che senza un rigore gentilmente donato al Liverpool la sua Inter sarebbe andata direttamente agli ottavi. A questo derby, invece, arriva dopo un riposo tattico sul Lago in Coppa Italia, anche perché il lavoro a San Siro sarà doppio: dal suo lato arriveranno i riccioli nobili di Adrien Rabiot, che per fisico e galoppo sembra di una taglia diversa rispetto al resto dei colleghi della Serie A. Secondo il piano dello staff, Barella non sarà chiamato solo a limitare il “Duca” francese, ma dovrebbe costringerlo a correre all’indietro: l’Inter pensa, infatti, a una partita offensiva a partire dalle mezzali. In questa stagione, però, lo stesso Nicolò è stato un po’ frenato anche perché è cambiata la spalla nelle esibizioni sulla destra: Luis Henrique è un conservatore del ruolo, un timido che non ha mai cantato a San Siro. Insomma, la vitalità di Dumfries è mancata a tutti i compagni, ma soprattutto a quello con la maglia numero 23. 

Geografia

—  

L’unica rete stagionale, Barella l’ha segnata in casa contro l’umile Cremonese, ma il centrocampista è sempre arrivato almeno a due da quando è nerazzurro. Nell’anno della seconda stella ne aveva realizzate proprio un paio, mentre nella stagione del primo scudetto contiano si era spinto un filo più su, giusto a tre. A parte il boom del 2022-23, annata terminata con la vertigine di 9 gol e i rimpianti della finale di Champions persa a Istanbul con il City, la specialità della casa non è stata mai la finalizzazione. Semmai, il miglior Barella ha impressionato per il dinamismo applicato all’assist, per le combinazioni vertiginose, per il ritmo che permetteva di alzare i giri di tutta la squadra, In questo 2025-26, guarnito per ora da sei passaggi che hanno mandato in rete i compagni, la media voto si è fermata a 6,28: siamo un po’ sotto gli standard considerando le cifre nelle due stagioni scudettate: 6,52 nel 2020-21 e 6,51 nel 2023-24. Nel mentre, è cambiata la geografia attorno a Nicolò: è arrivato il talento fresco ma altalenante di Sucic, Calha si è leggermente perso tra diversi guai fisici e Zielinski ha trovato una centralità sconosciuta nel centrocampo di Chivu. L’ultimo incastro sarebbe Barella con i vecchi superpoteri. In una sola parola, Barellik.

Leggi l’intero articolo