Barella: "Il gol è per Gattuso, peccato per il Mondiale...". E Thuram: "Aspettiamo l'aritmetica"

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Il centrocampista domina e colpisce il Cagliari da ex, il bomber francese non si ferma più. Nerazzurri trasformati dopo la sosta: il 21° titolo è sempre più vicino

Filippo Conticello

Giornalista

18 aprile - 00:08 - MILANO

Quell’ultima dispettosa sosta per le nazionali deve aver davvero spaccato l’Inter in due: c’era una squadra precedente, stranamente impaurita, e ce n’è una successiva, fiera e arrembante. Prima aveva scalato marcia e regalato come un osso l’illusione della rimonta agli avversari, dopo ha iniziato ad accelerare in questa vertigine che avvicina lo scudetto numero 21. La differenza sta tutta nell’anima grande della squadra, che pareva perduta e in un amen è stata ritrovata appieno, grazie all’arte persuasiva dell’inquilino in panchina. In quel periodo, anche allora senza Lautaro, i big di Chivu erano in versione sbiadita, mentre adesso scoppiano di colore e salute. Per capirlo, basterebbe alzare gli occhi verso il tabellone di San Siro in questo venerdì di festa nerazzurra, che profuma già di tricolore. I primi due nomi non sono un caso: Marcus Thuram, che continua a segnare con nuova ingordigia, ma appena tre settimane fa aveva quasi la valigia sul letto per partire in estate; Nicolò Barella, che ha infierito sul suo Cagliari con il cuore diviso a metà, ha ormai fatto scordare i vecchi malumori. Uno è il partner prediletto del Toro e finalmente non fa rimpiangere la sua assenza sotto porta: l’aver superato le 10 marcature per il terzo anno di fila è segno di costanza. L’altro ha in prestito la fascia del capitano e l’ha onorata nella partita per lui più sentita: nel 2020-21 aveva segnato alla Sardegna Arena e, oggi come allora, ha preferito non esultare.

ALLO SPECCHIO

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A inizio partita risuonavano i Pink Floyd per la partnership del club col gruppo inglese per i 50 anni dalla magia di “Wish You Were Here”. È una canzone sull’assenza, di una persona amata o di un amico perduto ma, perché no, anche di se stessi: il fatto che in queste stesse notti felici l’Inter abbia riempito completamente i propri vuoti non sembra così casuale. Non lo è a guardare gli stessi Barella e Thuram, che fanno gli occhi dolci davanti ai microfoni dopo questi tre punti di oro massiccio: “Finché non c’è la matematica non si parla di scudetto – ha detto Thuram – Tra noi, però, non è cambiato niente, solo momenti...”. Sarà, ma il francese nelle dieci partite precedenti aveva segnato solo nella scampagnata di Reggio con il Sassuolo, mentre nelle ultime tre ha messo in fila quattro reti: una costanza così grande non gli succedeva da fine 2024, qualcosa di diverso deve essere successo. "Vinceremo il Tricolore? Magari... – ha scherzato Barella riferendosi al coro di San Siro ripetuto fino allo sfinimento - L'anno scorso è stata una stagione bella ma difficile, in questa abbiamo bisogno di vincere ed era fondamentale ricreare l'ambiente". Poi, sul suo momento personale: "Forse è stata una stagione di alti e bassi, ci può stare in una carriera, ma questo mi infastidisce perché voglio stare sempre al top… L'unica cosa che posso dire è che ho sempre dato il 100%. Ora mi godo quello che arriverà, speravo anche il Mondiale ma questo è il calcio e la vita…”. Da lì due dediche del vicecapitano, tutt’altro che scontate, una a Pepo Martinez, titolare per una sera per preparare il ritorno tra i pali martedì in semifinale di Coppa Italia, e l’altra a un allenatore finito di colpo in un angolo della memoria: “Il gol è per Rino Gattuso, è una delle persone migliori che ho incontrato nel calcio”. Effettivamente, da quando la Bosnia ha strappato il cuore dal petto a lui e a tutti noi, Nicolò è tornato in sé: ha segnato nelle ultime due casalinghe e non accadeva dall’ottobre 2022. È tutta un’altra vita ormai, e un’Inter diversa, appassionata come un pezzo dei Pink Floyd, finalmente felice anche senza Lautaro.

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