Il mercato del lavoro che si indebolisce e le attese prudenti sul futuro dell'economia rallentano i consumi delle famiglie che stanno aumentando il risparmio. E' quanto scrive la Banca d'Italia nel bollettino economico secondo cui "nel terzo trimestre la spesa delle famiglie è lievemente cresciuta.
La propensione al risparmio è ulteriormente salita, collocandosi su valori tra i più elevati dalla crisi finanziaria globale, escludendo quelli anomali osservati durante la pandemia". Secondo le stime di Via Nazionale "i consumi hanno continuato a espandersi in misura contenuta anche nei mesi autunnali, risentendo dell'indebolimento delle prospettive sul mercato del lavoro e di attese prudenti delle famiglie sull'evoluzione del quadro macroeconomico".
Nel quarto trimestre l'attività economica in Italia "ha continuato a espandersi moderatamente, sospinta dal settore dei servizi, soprattutto quelli destinati alle imprese, e da un recupero nell'industria", aggiunge la Banca d'Italia nel bollettino economico dove si confermano le stime di dicembre di un +0,6% di Pil nel 2026 che "si rafforzerebbe nel biennio 2027-2208". Tuttavia, avvisa l'istituto centrale, "le prospettive per la manifattura restano incerte, anche per l'intensificarsi della concorrenza cinese in diversi comparti".
I rinnovi dei contratti collettivi hanno spinto nel 2025 la crescita delle retribuzioni nel comparto privato, salite del 3,2%, 1,5 punti percentuali in più dell'inflazione, scrive la Banca d'Italia nel bollettino economico dove si ricorda come i contratti rinnovati" hanno interessato oltre quattro milioni di lavoratori, circa un terzo dei dipendenti del settore privato".
"Nonostante il recupero iniziato nel 2023, a novembre scorso - avvisa Via Nazionale - le retribuzioni contrattuali in termini reali risultavano ancora più basse del 7,7 per cento rispetto ai livelli di gennaio del 2021, con differenze settoriali persistenti. Nei servizi la riduzione del potere d'acquisto è stata quasi doppia di quella osservata nell'industria, per via del maggiore ritardo nei rinnovi e della minore diffusione delle clausole di recupero dell'inflazione".
E per il 2026 sono previsti pochi rinnovi: secondo le stime della banca "oltre l'80 per cento dei dipendenti è coperto da contratti validi che rimarranno in vigore per tutto l'anno. La dinamica salariale sarà quindi determinata pressoché interamente da aumenti definiti da accordi già firmati". Il wage tracker per l'Italia, indicatore che misura la crescita delle retribuzioni sulla base dei soli contratti in vigore , "segnala che la crescita delle retribuzioni contrattuali, ridottasi dal secondo trimestre del 2025, continuerà a indebolirsi anche nel 2026, pur rimanendo al di sopra dell'inflazione attesa".
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8 ore fa
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