A marzo il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 19,5 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.158,8 miliardi.
Lo rende noto la Banca d'Italia diffondendo la pubblicazione statistica 'Finanza pubblica: fabbisogno e debito'. Il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (31,5 miliardi) ha più che compensato la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (10,8 miliardi, a 64,0) e l'effetto degli scarti e dei premi all'emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione dei tassi di cambio (1,2 miliardi).
Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 19,9 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,4 miliardi. Il debito degli Enti di previdenza è rimasto invece sostanzialmente stabile. La vita media residua del debito - immutata rispetto al mese precedente - è risultata pari a 7,9 anni.
A marzo le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 38,9 miliardi, in aumento del 2,2% (0,8 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2025. Nei primi tre mesi del 2026 le entrate tributarie sono state pari a 129,0 miliardi, in aumento dello 0,8% (1,0 miliardo) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Aumenta il debito pubblico in mano ad investitori stranieri e diminuisce lievemente quello in mano alle famiglie e imprese italiane.La quota del debito detenuta dalla Banca d'Italia è diminuita al 17,6% (dal 18,0 del mese precedente).
A febbraio (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) la percentuale del debito detenuta dai non residenti è aumentata al 35,4% (dal 34,8 dello scorso gennaio), mentre quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) è lievemente diminuita al 14,2% (dal 14,3 del mese precedente).
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