L'attaccante della nazionale americana parla di sé e dei compagni alla vigilia della partita contro la Turchia: "C'è totale fiducia e con questa mentalità può succedere qualsiasi cosa. Pochettino uno di noi"
Folarin Balogun deve essere uscito da un film di Scorsese. I suoi genitori, nigeriani residenti a Londra, erano a New York in vacanza quando la madre, incinta, non riuscì a imbarcarsi sul volo di ritorno: pancione troppo evidente, parto troppo vicino. Così il 3 luglio 2001, Folarin nacque a Brooklyn, con annesso il passaporto che tanti desiderano e pochi ottengono. Nel centro di allenamento californiano degli Usa a Irvine, vecchia base militare nella contea di Orange County, alla vigilia del match con la Turchia il centravanti del Monaco e totem della nazionale di Pochettino si distingue già dalla voce: strano ma vero, il custode di questo American dream risponde con puro accento londinese.
Balogun, alla fine è contento che sua madre non riuscì a prendere quel volo?
"Credo che le cose siano successe per una ragione. La mia storia è davvero speciale e unica, tutti sanno che avrei potuto giocare anche per l'Inghilterra, dove ho sempre vissuto, e per la Nigeria, ma sono orgoglioso di aver scelto l'America: l'entusiasmo e l'ambizione di questo popolo mi ispirano, qui ci sono davvero infinite possibilità. Ora, però, voglio scrivere la storia di questa nazionale e segnare altri gol, perché quelli del Mondiale sono regali che ti restano per tutta la vita. Ancora più importante, però, è provare a vincere la terza partita su tre, poi penseremo al resto del torneo...".
Ma lo sa che contro la Turchia è diffidato, vero?
"Certo, ma non mi tiro certo indietro. Per me essere attaccante è essere anche il primo che va a pressare il difensore, questa è la nostra mentalità, però prometto di stare particolarmente attento...".
Dopo 180', due gol segnati e un primo posto del girone in tasca, che le è sembrato di questa avventura?
"Fantastica, me la sto godendo tutta e non sono il solo. Mi piace che la gente inizi a crederci davvero assieme a noi: McKennie mi mostra continuamente video di tifosi che guardano le partite in bar o su maxischermi in varie parti del Paese e, quando segniamo, tutti impazziscono di gioia. E poi a me piace la pressione: è ciò che tira fuori il meglio di me".
Sentite nell'aria una sorta di magia?
"Non so se magia, ma fiducia totale sì. Qua ci sono ragazzi che metterebbero a rischio la vita anche solo per bloccare un tiro avversario. Quando hai questa mentalità, può succedere qualsiasi cosa".
Quali sono i meriti di Pochettino in questo viaggio?
"Ha voluto capire il punto di vista dei giocatori e cosa significa essere americani. Fa sempre domande, magari guarda una partita di basket e vuole sapere di più. È uno di noi, totalmente coinvolto in ciò che stiamo costruendo, con uno stile offensivo e grande pressing. Ma è anche severo. Duro, molto duro. Se arrivi in ritardo all'allenamento, sei finito".
Dopo Messi, Mbappé, Haaland, lei sembra uno dei primi tra gli umani: ci pensa mai?
"È quasi frustrante vedere giocatori così forti... Sono una vera "sentenza", segnano praticamente una rete a partita, a volte anche di più. Vorrei arrivare a quel livello, essere costante come loro. Sono convinto di avere il potenziale per avvicinarmi almeno".
Tra gli altri umani, ha visto giocatori che l'hanno colpita particolarmente durante il torneo?
"Mi piace guardare le partite durante la cena in hotel insieme ai compagni. Uno che mi ha colpito molto è Felix Nmecha della Germania. Penso sia un talento enorme e che abbia un grande futuro".
Pensa che questa squadra, composta da tanti con doppia cittadinanza, rifletta davvero l’essenza del Paese?
"Esattamente, la nazionale non è diversa dall'America stessa, che è estremamente varia. La rappresentiamo e, competendo al massimo livello, vogliamo renderla orgogliosa e anche ispirarla: tutti sappiamo che non bisogna darsi limiti".
Per chiudere, quanto è stato davvero vicino all'Inter nel 2023?
"Non mi occupo io di queste cose, non saprei, ma nella mia testa adesso c'è soltanto questa nazionale e il nostro Mondiale".



