L’ex tecnico dell’Avellino analizza la seconda serie al via: "Le tre retrocesse partono per forza favorite, ma la squadra di Inzaghi ha tutto per farcela. Mi preoccupa il Cesena, è ancora in costruzione, ma Diamanti ha personalità e intelligenza"
È l’occhio saggio di Davide Ballardini a presentarci questo campionato. La sua storia è legata alla Serie A, con oltre 300 panchine, ma gli ultimi sei mesi trascorsi ad Avellino, portando la squadra ai playoff, gli hanno fatto conoscere da vicino anche la B.
Cosa le ha insegnato quell’esperienza?
"Che la B è un campionato certamente molto diverso a livello fisico e tecnico dalla A. La cilindrata è diversa. Ma a livello tattico e umano, inteso come la capacità dei ragazzi di interpretare la professione, c’è molta serietà e intelligenza".
E la competitività tra grandi e piccole è come quella che da anni marchia la A?
"Anche in B ci sono 3-4 squadre superiori, che però possono avere difficoltà. A dire il vero, anche in A hanno steccato Juve e Milan... In B l’anno scorso Venezia e Monza erano nettamente superiori, però ha vinto anche il Frosinone che è stato una sorpresa, pur sapendo che forse è stato sorprendente vederlo quasi retrocesso l’anno prima... Non ci sarà da meravigliarsi nel trovare altre sorprese, cosa che in A è difficile: perché ce ne siano, però, deve steccare qualche big e la vedo complicata".
La stagione scorsa tutto si è deciso nelle ultime due giornate: sarà ancora così?
"Credo di sì, per playoff e salvezza sì, mentre per le prime due si deciderà tutto prima".
Che idea si è fatto della prossima Serie B?
"Resterà di sicuro un torneo molto equilibrato, con proprietà solide che aumentano e danno una certa stabilità e continuità. E hanno anche una cultura ben radicata".
Le retrocesse sono favorite?
"Cremonese, Pisa e Verona, certo. Magari all’inizio potranno fare un po’ di fatica, ma una volta che si adeguano e fanno vedere il loro spessore, filano via".
Il Palermo è uno squadrone.
"Eh sì, è ancora più forte rispetto all’anno scorso. Potrebbe essere la volta buona, c’è grande entusiasmo e si sta incastrando tutto bene. Hanno fatto bene a dare continuità con Inzaghi, che conosce bene la rosa".
Chi sarà il nuovo Frosinone?
"Penso al Modena e al Padova, che hanno proprietà forti e sono state costruite bene: mi incuriosiscono. Attenzione al Mantova, che ha fatto un finale di stagione meraviglioso e ha vinto bene in Coppa Italia a Roma, con personalità, meritando. Seguirò con attenzione il Südtirol, che ha un ds giovane e competente con un allenatore padrone della propria idea. E poi mi piacerebbe vedere in alto l’Avellino".
Come vede le neopromosse?
"Ho visto l’Ascoli, che gioca bene con un’idea chiara. A Vicenza ci sono una proprietà e una tradizione belle solide, con ambizione. Conosco meno l’Arezzo ma Bucchi mi è sempre piaciuto e ha vinto un girone difficile. E sono curioso del Benevento di Floro Flores, che è stato mio giocatore e mi piace molto, è furbo e spavaldo".
Ci sono sette allenatori debuttanti: chi la incuriosisce?
"Ho fatto 20 anni nel Cesena, è nel mio cuore: sono un po’ preoccupato perché la squadra è ancora in costruzione. Però Diamanti lo conosco, l'ho allenato a Bologna, ha personalità e intelligenza, ha fatto una buona scuola e spero che riesca a far marciare la squadra. Comunque non mi sembra l’unica squadra in ritardo".
Parlavamo dei giovani tecnici.
"Corradi può portare la Samp nei playoff. Galloppa mi piace molto con idee e concretezza che sa trasmettere bene".
Si cerca di far giocare sempre più giovani, anche se l’offerta della B non riceve la giusta considerazione dalla A.
"È il campionato ideale per farli crescere, rispetto a un anno fa diversi sono saliti in A: ci sono ragazzi che meritano, giusto dare loro attenzione".
Chi le è piaciuto?
"Quelli del Catanzaro, da Cisse a Liberali e Favasuli. Poi Pierozzi del Palermo, Cacciamani della Juve Stabia che ha un motore importante, e Doumbia che il Venezia ha poi venduto: ma ce ne sono stati tanti".


