Azzurro Mannion: "Olimpia, non è stato facile. Credo in Roma per chi c'è dietro. Quella chiamata con Luka..."

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Nico uomo del momento, decisivo nelle qualificazioni mondiali dell'Italia: "La Nazionale mi dà energia nuova. A Milano l'obiettivo era più importante di quanto giocavo. Nella Capitale sarò vicino alla famiglia e inizia un percorso: servirà pazienza, ma con persone così nel progetto si può fare tanto"

Giuseppe Nigro

Giornalista

7 luglio - 16:52 - MILANO

È l’uomo del momento. Nico Mannion è stato la prima pietra su cui nasce la nuova Roma SPQR, annunciato nientemeno che da Luka Doncic. Pochi giorni prima aveva festeggiato il triplete italiano con l’Olimpia, in cui ha saputo ritagliarsi una dimensione. Nelle ultime ore, è stato il migliore in campo nella vittoria con la Lituania che fa entrare l’Italia nella seconda fase delle qualificazioni mondiali col destino nelle proprie mani. “Ma non è solo merito mio, abbiamo una squadra incredibile - fa un passo indietro Niccolò, che dopo il college è entrato nel mondo dei grandi coprendo le spalle per un anno a Steph Curry, prima di venire in Italia dove è nato e dove ha giocato 13 anni papà Pace a cavallo degli Anni ‘90 -. Mettiamo tutto quello che abbiamo: quel finale con tre schiacciate di Procida, una rubata di Tonut, una di Tessitori… Sì, ho segnato l’ultimo canestro, ma quando giochiamo così, mettiamo fisicità e ci crediamo, succedono cose belle, si accende il pubblico e ti senti più libero, ti dà fiducia, ti senti leggero ed esce il talento di tutti”. 

A parte che non è stato solo l’ultimo canestro ma gli ultimi 7 punti, 10 negli ultimi 4’, con le triple che hanno aperto e chiuso la rimonta sulla Lituania. I suoi 27 punti sono solo uno in meno del suo massimo in azzurro. In quest’anno di qualificazioni mondiali, con 16,8 punti di media, è stato di gran lunga il miglior marcatore dell’Italia, che con lui in campo non ha mai perso. “Gli allenatori dello staff sono bravissimi sui dettagli, i filmati, i workout individuali: ci danno il game plan, ne parliamo, ci lavoriamo, ci spingono a dare tutto anche in allenamento, sono molto bravi - dice Nico del nuovo ciclo tecnico iniziato un anno fa con Banchi ct -. Per me non cambia chi c’è e chi non c’è tra i convocati: certo che vogliamo che vengano tutti, ma quando non ci sono… avanti il prossimo. Abbiamo questa mentalità, non molliamo mai e ci crediamo sempre. Con questo staff e questa atmosfera, succedono belle cose”. 

Mannion, quando gioca in Nazionale sembra sempre scendere in campo con la voglia di sfogarsi finalmente, di divertirsi. 

“Sono venuto la prima volta a 17 anni ed era molto difficile, ho conosciuto un altro modo di giocare a pallacanestro. Anche quando sono venuto a giocare in Italia, alla Virtus, la Nazionale era sempre un passo fuori dalla stagione, quasi un reset: nuova energia, nuovi giocatori, nuovo staff, tutto nuovo. Poi con un gruppo così, venire è sempre divertente, anche fuori dal campo. E in campo lavoriamo bene”. 

Viene dallo scudetto vinto con Milano, in cui ha saputo ritagliarsi un ruolo, e interpretarlo in maniera costruttiva, anche quando è stato chiaro che lo spazio non sarebbe stato quello che sperava. 

“Certo, non è stato facile. Ogni giocatore vuole giocare, è umano. Avevo voglia di giocare, ma ci sono cose più grandi di te e nella mia testa mi sono detto che dovevo provare a essere sempre pronto e fare quello che serviva per la squadra. I minuti in campo erano quelli che erano, ma era più importante quello che abbiamo fatto: siamo entrati nella storia, vincendo tutto quello che c’era da vincere in Italia col triplete. Questa è la cosa più importante. Quando ci guarderemo indietro, nessuno ricorderà se hai giocato 7 minuti o 25, se hai fatto 5 o 12 punti in gara 4 di finale: ci si ricorderà che hai vinto tre titoli nello stesso anno”. 

Per dimostrare di poter essere protagonista anche ad alto livello europeo, appuntamento rimandato. 

“Sì, io ci ho sempre creduto. Le opportunità e le circostanze cambiano. Questa è la cosa difficile per i giocatori, ma è anche la cosa bella: devi sempre trovare un modo per fare il meglio. A volte ci sono serate come la vittoria con la Lituania, a volte come le finali in cui ho giocato 7 minuti. Non è sempre come vuoi tu, ma puoi solo ogni giorno mettere un passo avanti all’altro, crederci e lavorare”. 

Che effetto ha fatto essere annunciato direttamente da Doncic? 

“È stato bello. Abbiamo fatto una videochiamata con lo staff e con Luka, bello. Mi piace tanto il progetto e credo molto nella gente che c’è dietro, sono contento. Poi tutti sanno che ho la famiglia a Roma, lì vicino, a Ostia: sarà la prima volta nella mia carriera professionale in cui i miei nonni e i miei cugini italiani mi vedranno giocare di persona, anche questa è una cosa molto bella”. 

Dice: “Credo molto nel progetto”. All’esterno è difficile capire com’è il progetto di Roma, avendolo conosciuto ci aiuta a capire cosa l’ha spinta a dargli fiducia? 

“La gente che c’è dietro, Donn Nelson e Luka Doncic: sono nomi da Hall of Fame. Con persone dietro così credo che si possa fare tanto. Partiamo con l’Eurocup, proviamo ad arrivare all’Eurolega, e il terzo anno ci sarà Nba Europe che arriverà: sarà un percorso, una cosa nuova. Bisogna avere un po’ di pazienza e capire come funzionerà, ma sono contento di farne parte e dare il mio meglio per aiutare questa organizzazione a crescere”. 

Cosa potrà nascere a Roma? 

“Nessuno lo sa. Bisogna avere un po’ di pazienza perché adesso è tutto nuovo e quindi è difficile capire. Non è come andare in una squadra che conosci, come due anni fa quando sono andato a Milano e sapevo dove arrivavo: la storia, l’allenatore, come giocano, tutto. Qui è nuova anche la città: bisogna aspettare e credere nel processo”. 

Pronto per il derby? 

“Sì sono pronto. Ma adesso penso a staccare un paio di giorni, un po’ di reset e recupero. Poi cominciamo a pensare alla prossima stagione”.

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