L'Autorità Garante nazionale dei
diritti delle persone con disabilità ha istituito un Tavolo
tecnico dedicato all'accesso ai gruppi sportivi militari e delle
Forze di Polizia da parte di atleti con disabilità che
gareggiano nelle competizioni ordinarie. L'obiettivo è
approfondire le diverse casistiche e individuare una soluzione
condivisa, anche attraverso un accomodamento ragionevole o, ove
necessario, mediante una modifica alla normativa vigente.
L'iniziativa nasce da una criticità precisa: alcuni atleti con
disabilità minima o patologie croniche compensate, pur
competendo nei circuiti olimpici e nelle gare ordinarie,
rischiano di restare esclusi dal sistema dei gruppi sportivi per
effetto di automatismi normativi ancora vigenti. Una zona grigia
che li distingue dagli atleti paralimpici, per i quali sono già
previste specifiche forme di accesso, ma che allo stesso tempo
può impedire loro di beneficiare degli stessi percorsi riservati
agli altri atleti delle competizioni ordinarie. "Non si tratta
di creare un regime speciale, ma di rimuovere un automatismo che
può impedire ad atleti di alto livello di essere valutati per le
loro capacità, i loro risultati e la loro concreta idoneità
sportiva", sottolinea il Collegio dell'Autorità Garante,
composto dal presidente Maurizio Borgo, dal Componente Vicario
Francesco Vaia e dal Componente Antonio Pelagatti. "Quando un
atleta con disabilità gareggia nelle competizioni ordinarie,
l'ordinamento deve interrogarsi su come evitare che una
condizione personale, da sola, diventi causa di esclusione
automatica".
La questione è stata sollevata a partire dal caso di un'atleta
olimpica con disabilità sensoriale che, pur partecipando alle
competizioni olimpiche ordinarie, ha incontrato ostacoli
nell'accesso a un gruppo sportivo militare a causa della propria
condizione. Il caso ha evidenziato una criticità più ampia, che
può riguardare anche atleti con diabete o altre patologie
croniche compensate, pienamente inseriti nei circuiti sportivi
ordinari.
Il tema, dunque, non riguarda l'abbassamento delle garanzie
sanitarie, ma il superamento di esclusioni automatiche.
L'obiettivo è distinguere tra situazioni diverse e consentire
valutazioni individuali, fondate sulla concreta idoneità
medico-sportiva, sui risultati e sulle condizioni dell'atleta,
evitando che una diagnosi o una disabilità compensata diventino,
da sole, motivo di esclusione.
Per gli atleti con disabilità che gareggiano nelle competizioni
ordinarie, l'esclusione automatica dall'accesso ai gruppi
sportivi militari e delle Forze di Polizia rischia di produrre
una disparità di trattamento non coerente con il principio di
uguaglianza sostanziale, con il divieto di discriminazione e con
il diritto alla piena partecipazione alla vita sportiva e
professionale. I gruppi sportivi rappresentano infatti un canale
fondamentale per il sostegno alla carriera degli atleti di alto
livello. Precluderne l'accesso in modo automatico può
determinare conseguenze rilevanti non solo sul piano sportivo,
ma anche sul piano professionale, economico e personale.
"La piena partecipazione passa anche dalla possibilità di
essere valutati individualmente, senza esclusioni fondate su
categorie astratte o su discipline normative non più adeguate
all'evoluzione dello sport e dei diritti" prosegue il Collegio.
"Il Tavolo tecnico nasce per costruire una soluzione condivisa,
sostenibile e rispettosa dell'equilibrio complessivo del
sistema, ma capace di eliminare una discriminazione che non può
più essere ignorata".
Il Tavolo, voluto dall'Autorità Garante, coinvolge Ministero
dell'Interno, Ministero della Difesa, Ministero dell'Economia e
delle Finanze, Ministero della Giustizia, Ministero per lo Sport
e i Giovani, Ministero per le Disabilità, Coni e Cip.
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